L'intervento e dichiarazione di voto contrario del Gruppo indipendente Pianezzesi:
Vorrei riprendere un paio di considerazioni prima di esprimere il voto sul nuovo piano regolatore.
Vorrei riprendere un paio di considerazioni prima di esprimere il voto sul nuovo piano regolatore.
Una di metodo e una di merito.
Il metodo adottato dalla maggioranza per far approvare questo piano regolatore si è espresso attraverso alcune decisioni che si possono così riassumere:
L’approvazione delle linee guide del nuovo piano da parte della Giunta Comunale escludendo fin dall’inizio ogni possibilità di confronto in Consiglio Comune che, forse è necessario ricordarlo, è il massimo organo deliberante del Comune.
L’iniziale annuncio di adottare la progettazione partecipata per coinvolgere tutte le realtà cittadine in ossequio a quell’idea di partecipazione tanto strombazzata quanto poco praticata che si è ridotto ad una striminzita riunione pubblica annunciata all’ultimo momento.
La scelta di aprire un canale preferenziale con i professionisti del settore edilizio con diverse riunioni durante l’iter di approvazione, quasi che il futuro della nostra città e del nostro territorio fosse materia privilegiata, se non esclusiva, di pochi tecnici eletti.
La messa a disposizione dei consiglieri comunali di tutta la documentazione del piano regolatore 24 ore prima della seduta di adozione del preliminare.
I contatti e le trattative condotte con i proprietari di aree interessate a cambiamenti di destinazione d’uso o di indici edificatori assumendo come regola la cosiddetta “urbanistica contrattata”.
Ed infine l’utilizzo della propaganda come strumento per acquisire consenso sul nuovo piano regolatore facendo stampare e distribuire pieghevoli illustrati a spese dei cittadini per comunicare la vantata bontà delle proprie decisioni. Bisognerebbe almeno precisare che il pieghevole “per una Pianezza più bella” non è informazione o servizio pubblico ma semplicemente campagna pubblicitaria che celebra il nuovo piano regolatore, avviata in modo scorretto prima ancora che il Consiglio Comunale lo approvasse. Leggere poi lo slogan “Più Verde” è come ascoltare l’omaggio che il vizio rende alla virtù.
Ed infine l’assenza, praticamente unanime, del gruppo di maggioranza Unione per Pianezza nelle riunioni della commissione urbanistica dove, in teoria si sarebbero dovuti affrontare tutti quei problemi che nella prima fase sono stati rinviati perché si diceva che l’esame delle osservazioni sarebbe stato il luogo del confronto.
Nelle ultime due riunioni di commissione urbanistica era presente il solo presidente a rappresentare la maggioranza. Credo sia un segnale evidente del grande interesse che all’interno della stessa maggioranza questo piano ha suscitato.
Tutti questi elementi messi insieme danno il quadro di un’amministrazione, fatta di pochi “illuminati” chiamiamoli così che sa già come devono andare le cose. Tanto chiusa ad ogni contributo e confronto con i portatori di interessi generali quanto aperta alla trattativa con i portatori di interessi privati. La condizione ideale per sbagliare. Ho provato con un’osservazione ad avanzare alcune proposte che potessero almeno limitare i danni ed introdurre qualche novità, anche normativa, che migliorasse questo piano. La risposta è stata burocratica e prontamente inserita tra le osservazioni respinte, senza se e senza ma. Non penso sia il caso di insistere sul loro contenuto. Resterà agli atti almeno come testimonianza che qualcosa di diverso è stato proposto e che non si è voluto accogliere. Per avere un’idea della pochezza urbanistica di questa amministrazione comunale basterà leggere il motivo con il quale questa Giunta chiede al Consiglio di lottizzare il convento di San Pancrazio.
Bisognava, forse, chiedere «quell' anticipo di simpatia senza il quale non c' è alcuna comprensione», perché occorre essere ben disposti verso l' autore, come verso ogni persona che si incontra, per poter adeguatamente comprendere.
Dalle poche parole scambiate in Commissione si è percepito che quell’anticipo non c’era, anzi semmai si poteva cogliere un anticipo di avversione che poi si è espresso compiutamente nel respingere le osservazioni e le proposte sollecitate dal manifesto pubblico.
A convalidare l’impressione è sufficiente citare come due parole, sul centro storico, riguardanti gli arretramenti degli edifici dalla via siano stati interpretati esattamente il contrario di come sono stati scritti.
Non c’era anticipo di simpatia, come non c’è stato in passato, su altre proposte.
Segnalo soltanto che, come giustamente ha sottolineato il tecnico presente, si trattava di una osservazione “politica”. Intesa correttamente e cioè che riguardava non l’interesse particolare di qualche proprietario, ma riguardava la città, la polis e il suo futuro.
Tentava di promuovere due importanti obiettivi che più volte ho posto anche in quest’aula: arrestare la cementificazione e il consumo del nostro territorio. Fermare il declino del centro di Pianezza e farlo rivivere. Tutto il nuovo piano regolatore doveva promuovere questi obiettivi.
Invece si è voluto tenacemente perseguire l’idea che lo sviluppo deve necessariamente passare attraverso pesanti interventi di lottizzazioni per costruire nuove case e nuovi capannoni affidandosi soltanto al mercato, ormai assunto a regolatore di ogni decisione, anche della pubblica amministrazione.
Invece di porre un freno all’attuale crescita, Pianezza sarà sottoposta, per almeno i prossimi dieci, alla pressione del cemento. Pressione che si vuole in ogni modo mantenere forte offrendo al mercato e alla speculazione nuove aree agricole, nuovi terreni, nuovo territorio sperando di poter ricavare risorse dagli oneri di urbanizzazione utilizzati ormai per pagare anche gli stipendi dei dipendenti comunali.
Un chiaro esempio di dove ci portano le norme che consentono di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per le spese correnti e spingono i comuni a rilasciare sempre nuovi permessi per costruire.
Sono dati conosciuti da tutti, persino la Provincia ha recentemente pubblicato uno studio sul consumo del territorio e il nostro Comune si colloca in vetta alla classifica. Ma non c’è bisogno di studi particolari, è sufficiente attraversare il nostro paese per vedere lo spettacolo realizzato negli ultimi dieci anni.
C’era una remota possibilità che le cose potessero cambiare e cioè quando i Pianezzesi hanno deciso di farsi amministrare da una maggioranza di centrosinistra che almeno nei valori, i famosi valori, portava in sé un’idea diversa di paese da quella che avevano pensato i precedenti amministratori. Questi anni sono stati una finzione di cambiamento. E’ stato un abbaglio perché tutte le decisioni e le norme introdotte in questi ultimi anni sono andati nella direzione di incrementare l’edificazione. Non è cambiato nulla rispetto a prima. Anzi, un diverso governo avrebbe almeno avuto una opposizione che invece questa amministrazione non ha praticamente avuto. Per quanto mi riguarda la mia è stata una battaglia contro i mulini a vento.
Ci sono stati momenti poco edificanti, nella storia delle amministrazioni che avevano il dovere di garantire uno sviluppo rispettoso del nostro paese, come quando in passato si è costruito senza attenzione e la conferma viene proprio dai tentativi di rimuovere alcune oscenità presenti sul nostro territorio. Oggi è ancora uno di quei momenti e a differenza del passato, si costruisce dopo aver messo a posto le carte e predisposto tutti gli strumenti spendendo una montagna di denaro pubblico in piani regolatori e piani particolari. Almeno in passato si costruiva e basta, oggi dobbiamo anche pagare i professionisti per ripetere gli stessi errori e forse concepirne anche di più grandi.
L’avanzata del cemento riprenderà con nuovo vigore, è soltanto questione di tempo e appena il famoso “mercato” deciderà che è arrivato il momento. Gli strumenti sono tutti pronti e messi a punto dall’amministrazione comunale.
Il centro storico, ma più in generale il centro cittadino proseguirà nel suo declino. L’avanzata dell’espansione nelle nuove aree e il declino del centro sono strettamente collegate e non si possono mettere d’accordo. Se si sceglie il centro bisogna fermare l’espansione. Si è deciso per l’espansione e si fa finta di sostenere misure per il centro. Dovrebbe essere ormai risaputo che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Anche la fantasticata idea di nuovo centro verso una nuova zona è un’illusione perché ogni paese ha un suo cuore che può essere curato e rianimato, ma non trapiantato in un altro posto o sostituito da una sua articolazione.
La scelta è chiara e non poteva essere diversamente perché l’idea di fondo che guida questa maggioranza è che lo sviluppo si realizza attraverso il consumo del territorio e alla continua edificazione. Se per un momento si eliminassero dal piano regolatore le nuove zone di espansione, il castello crollerebbe.
E’ un errore disastroso perché porterà il nostro territorio a subire quelle conseguenze che ogni giorno vediamo scorrere sui teleschermi: la distruzione del paesaggio, il sacrificio dell’economia agricola, la riduzione del terreni permeabili e le conseguenti cicliche esondazioni, l’estendersi della periferia anonima, la desertificazione del centro cittadino, l’anonimato degli edifici. Non un progetto urbanistico ma una macchia d’olio che si allarga senza forma. Oggi non è più il tempo di capire se queste cose potranno succedere in futuro anche a Pianezza, ma soltanto sperare che la misura e la consistenza siano minime.
Sostenere, come è stato sostenuto e propagandato che il nuovo Piano Regolatore è “per una Pianezza più bella” conferma quanto avevo già detto in occasione dell’adozione del piano quando ricordavo l’angoscia di vivere senza conoscere i luoghi della nostra città ma di calpestare suolo.
Pianezza non ha bisogno che qualcuno pensi di farla più bella perchè semplicemente Pianezza è già bella così. Pianezza è già fatta di bellezza. Basta saperla vedere, saperla scoprire e saperla proteggere. Solo chi non sa vedere la sua bellezza può pensare di farla più bella e così invece riuscirà a farla più grigia e più brutta.
Per opporsi a questa triste decisione il mio voto sarà contrario al nuovo piano regolatore.
Questione procedurale sulla quale la maggioranza ha respinto la richiesta:
Sulle osservazioni presentate vorrei chiedere che si votasse sulla possibilità o meno di esaminare quelle che sono pervenute oltre il termine fissato nell’avviso pubblico affisso all’albo pretorio comunale e con appositi manifesti in tutto il territorio comunale.
La richiesta nasce dal fatto che la stragrande maggioranza di osservazioni sono pervenute entro il termine stabilito a conferma del fatto che il periodo stabilito per la presentazione era sufficiente e idoneo perché chi avesse interesse presentasse le osservazioni.
Inoltre, se alcune osservazioni sono pervenute nei giorni immediatamente dopo la scadenza, altre sono pervenute con tempi abbondantemente oltre il termine senza alcuna valida motivazione.
Nessuno dei ritardatari si è preso il disturbo di scusare e motivare adeguatamente il ritardo.
Alcune poi sono arrivate in ritardo in quanto direttamente collegate a decisioni totalmente slegate dal contenuto del piano regolatore in pubblicazione, ma a seguito di altre decisioni esterne al piano intervenute nel frattempo
L’assessore all’urbanistica ha più volte espresso, anche pubblicamente, l’intenzione di accogliere anche le osservazioni che sarebbero pervenute oltre il termine stabilito senza averne alcuna autorità per farlo in quanto tale decisione è di esclusiva competenza del Consiglio Comunale e l’assessore non poteva, in alcun modo, anticiparla. Tale comportamento ha sostanzialmente indebolito, reso equivoco e vanificato il termine stabilito e reso pubblico.
Infine risulta del tutto diseducativo e discriminante nei confronti dei cittadini amministrati, esaminare le osservazioni delle pubbliche amministrazioni ritardatarie che, pur disponendo di mezzi e personale, non hanno rispettato il termine stabilito, mancando ad un preciso dovere istituzionale.
Il complesso dei rilievi spiega ampliamente che l’accoglimento delle osservazioni presentate in ritardo di fatto determina una disparità di trattamento rispetto ai cittadini che hanno rispettato il termine fissato nell’avviso pubblico.
Il sindaco nella riunione dei capigruppo ha proposto di esaminare e votare le osservazioni sulla base di raggruppamenti per materia o di interesse analogo.
Credo che sia razionalmente corretto quanto proposto e la conferenza ha concordato sulla decisione.
Conoscendo un po’ il merito delle osservazioni si potrebbero anche distinguere in altri gruppi. Ad esempio quelle legate ad interessi privati dei singoli esponenti (molti), quelle di interesse pubblico (poche ma interessanti), e ancora quelle tecniche che non modificano le decisioni e che eventualmente correggono alcuni errori materiali.
Su questi due ultimi gruppi per me sarebbe normale accoglierle, anche quelle che la Giunta propone di respingere proprio perché di interesse pubblico e di conseguenza nell’interesse dell’amministrazione comunale.
Per le altre osservazioni invece che sostengono istanze di interessi privati, riguardanti sostanzialmente la proprietà privata del richiedente, tendono, in gran parte ad ottenere dal Comune la possibilità di aumentare la cubatura, diminuire la dismissione di aree da cedere per pubblici servizi ed infine di poter realizzare ulteriori tipologie di edifici oltre a quelle già consentite.
Per carità, tutte le richieste sono legittime.
Ora su queste l’amministrazione poteva adottare una linea se non severa, almeno sobria, e cioè sostenere che se non contemplavano un chiaro ed evidente interesse pubblico sarebbero state respinte.
Invece si è adottato un’altra linea che definirei nella sostanza quella del mercato delle vacche e cioè chiedere molto perché poi qualcosa si ottiene. La formula “accolta parzialmente” mi sembra che riassuma efficacemente questa linea. L’altra linea e quella che se vuoi ottenere qualcosa “basta chiedere” e mi sembra che la decisione di accogliere le osservazioni, in alcuni casi, vada in questa direzione.
In conclusione la Giunta presenta al Consiglio un pacchetto tutto pronto, prendere o lasciare, e quindi non modificabile. Anche materialmente questo sarebbe impossibile per come è stato impostato il lavoro. Politicamente c’è già una maggioranza pronta ad alzare la mano durante la votazione per imporre alla città questo piano regolatore così come è stato definito, concordato e contrattato.
C’è una gran fretta di chiudere mentre sarebbe opportuno affidare alla prossima amministrazione che si insedierà fra due mesi le decisioni importanti sul futuro della nostra città.
Aldo Giordana – Gruppo indipendente Pianezzesi – Seduta del Consiglio Comunale del 24 marzo 2011-03-26
Aldo Giordana – Gruppo indipendente Pianezzesi – Seduta del Consiglio Comunale del 24 marzo 2011-03-26
Tra gli allegati anche le Norme di attuazione che constano di centinaia di pagine.
Tutti gli allegati sono giunti in Comune nella giornata del 26 ottobre e sono stati disponibili ai consiglieri nella giornata del 27 ottobre. Di fronte all'oggettiva impossibilità da parte dei Consiglieri Comunali ad esaminare i documenti che sarebbero stati votati in Consiglio Comunale, la minoranza ha chiesto un breve rinvio della data di approvazione. A fronte di un netto rifiuto della maggioranza, i Consiglieri di minoranza, per protesta, dopo aver partecipato alla discussione, hanno abbandonato l'aula al momento della votazione.
Intervento Consiglio Comunale su Variante Generale Piano Regolatore di giovedì 28 ottobre 2010 – Gruppo Pianezzesi – Aldo Giordana
L’approvazione di un piano regolatore non è ordinaria amministrazione e quindi la decisione del consiglio comunale di questa sera sarà parte importante del futuro del nostro paese. Proprio perché si tratta di una decisione importante è necessario premettere alcune considerazioni di carattere generale o semplicemente porre alcune domande.
C’è un metodo, una modalità per arrivare alle decisioni e poi c’è un contenuto, un merito nelle decisioni. Si può partire dalla modalità con una domanda molto semplice. Chi decide il futuro del nostro paese? La risposta, in questo caso, è 4 o 5 persone. Il metodo che la maggioranza ha imposto ha lo scopo di ridurre al minimo i soggetti decisori. 5 persone sembrano poche ma è proprio così.
.... continua .........
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