L'ORDINE DEL GIORNO CHE SEGUE E' STATO DISCUSSO GIOVEDI 18 FEBBRAIO 2010 DAL CONSIGLIO COMUNALE ED E' STATO RESPINTO DAL VOTO CONTRARIO DEL SINDACO E DEL GRUPPO DI MAGGIORANZA DI UNIONE PER PIANEZZA (centrosinistra)
Premesso che
- la discarica di Cassagna è stata interessata fino al 2009 al conferimento di circa 50.000 tonnellate di rifiuti annui da parte del CIDIU ed è stata successivamente destinata ad accogliere circa 400.000 tonnellate annue di rifiuti con un ingresso giornaliero di 1.200 tonnellate di rifiuti, modificandone drasticamente capacità e ruolo;
- a fine 2009 è entrato in funzione il nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti organici della Società Punto Ambiente di proprietà del CIDIU e Comune di Druento situato in Via Cassagna;
- a dicembre 2009 in via sperimentale e dal 2 gennaio 2010 in via definitiva è stato attivato l’ampliamento del 4° lotto della discarica di discarica realizzato per ospitare i rifiuti della Città di Torino a seguito della chiusura della discarica di Basse di Stura di Torino;
- i due impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti sono situati entrambi in via Cassagna e distano circa duemila metri dall’abitato di Pianezza;
- il Consiglio Comunale non è stato informato preventivamente di alcuna decisione in merito - nonostante il grande impatto ambientale provocato sul territorio comunale;
Considerato che
- da avviso pubblico del Sindaco e dell’Assessore all’ambiente risulta che da fine dicembre 2009, in alcune giornate, si è avvertito, sul territorio di Pianezza, un odore nauseabondo che ha creato allarme e disagio nella popolazione;
- nonostante la prevedibilità dell’evento e del conseguente grave disagio alla popolazione non sono state adottate le misure necessarie e sufficienti per evitare gli “odori nauseabondi”
- le attuali condizioni climatiche con temperature rigide fanno prevedere che, con l’arrivo della stagione più calda, i disagi ed i cattivi odori non potranno che aumentare di intensità.
Sollecita il Sindaco e la Giunta Comunale
- ad assumere tutte le iniziative nelle sedi competenti affinché vengano adottate misure idonee ad impedire emissioni di odori ed elementi inquinanti dell’aria provocati dalla discarica di Cassagna e dall’Impianto di trattamento dei rifiuti organici al fine di ripristinare le normali condizioni ambientali precedenti al dicembre 2009.
- ad assicurare una costante, corretta e precisa informazione alla popolazione sul funzionamento degli impianti e sulle condizioni ambientali del territorio
Chiede
- l’accertamento rapido delle cause dei cattivi odori e, nel caso in cui la situazione non dovesse migliorare in breve tempo, la chiusura dell’impianto del trattamento dei rifiuti organici fino a quando non sarà garantita la piena funzionalità senza emissioni di odori.
- alla Provincia di Torino e all’ATOR di rivedere le quantità di conferimento dei rifiuti nella discarica di Pianezza al fine di ridurne drasticamente le quantità attualmente riversate.
Gruppo Consiliare Indipendente Pianezzesi
Intervento del Consigliere Comunale Aldo Giordana che ha illustrato l'ordine del giorno
Si riprende questa sera la discussione su un problema che è scoppiato in tutta la sua gravità nelle ultime settimane.
Le parole di un cittadino riassumono bene il problema, in maniera forse un po’ rude ma che rende chiara l’idea. Le parole sono queste: ero stufo di respirare benzina a Torino e sono venuto ad abitare a Pianezza per respirare aria pulita e invece adesso respiro merda.
La frase si riferisce ai cattivi odori che ormai sono sempre più frequenti da quando è entrato in funzione l’impianto di trattamento dei rifiuti organici e da quando la Città di Torino ha cominciato a riversare i suoi rifiuti nella discarica di Cassagna.
Dicevo che il problema è scoppiato oggi ma era di facile previsione e del tutto evidente fin dall’inizio, da quando cioè sono stati decisi la realizzazione dell’impianto di rifiuti organici e l’ampliamento della discarica. Del tutto evidente dai dati di partenza:
Fino alla fine del 2009 Cassagna riceveva, in un anno, 50.000 tonnellate di rifiuti urbani. Niente altro.
Dal 2010 vengono smaltiti 400.000 tonnellate all’anno, 1.200 tonnellate al giorno.
In più ci sono 85.000 tonnellate di rifiuti organici trattati nel vicino impianto di compostaggio.
A chiunque risulta evidente che il cambiamento, rispetto a prima, è radicale. E’ altrettanto evidente che l’impatto ambientale è molto pesante. E’ altrettanto evidente che il territorio ne patisce le conseguenze. Da qualche settimana abbiamo cominciato a sentire quali sono queste conseguenze.
Di fronte a questa situazione è legittimo domandarsi, e anche darsi una risposta, del perché il Sindaco e la Giunta hanno tenuto nel silenzio senza informare il Consiglio Comunale delle decisioni che in altre sedi si stavano prendendo per giungere a questa situazione? Altre sedi in cui erano partecipi, in maniera diretta o indiretta, anche gli amministratori di Pianezza.
Abbiamo sentito dall’assessore provinciale sostenere che il problema dei cattivi odori esiste ma che è la conseguenza di una decisione del Comune di Pianezza condivisa con la Provincia e con gli enti preposti alla gestione dei rifiuti. E’ stato anche detto che è stata una decisione condivisa dal nostro Consiglio Comunale. Ho avuto l’occasione di spiegare all’assessore Ronco che non è proprio andata così. E’ comprensibile che un neoassessore provinciale pensi che una decisione importante come quella di un così grande ampliamento della discarica di Cassagna debba essere condivisa ma nel nostro caso è successo che in tutte le sedi dove questo argomento è stato discusso c’era anche il Sindaco di Pianezza o l’assessore all’ambiente che hanno detto di essere d’accordo sull’ampliamento della discarica senza alcun mandato dal Consiglio Comunale, senza alcuna consultazione, senza alcun parere.
Vorrei che fosse chiaro per i Pianezzesi che non si tratta di una decisione condivisa, ma di una decisione del Sindaco e della Giunta Comunale. Non è neppure chiaro se i consiglieri comunali della maggioranza sono stati prima informati e poi se sono stati d’accordo sulla decisione perché non hanno mai espresso una opinione in merito. Sarebbe interessante sapere se almeno tutta la maggioranza era d’accordo quando il Sindaco decideva a nome del Comune di Pianezza.
Penso che su questo modo di procedere andrebbe fatta una seria riflessione perché non è corretto, nella sostanza più che da un punto di vista formale, che un piccolo gruppo di persone decide il futuro di Pianezza destinandola a sostituire la discarica di Basse di Stura. E’ un problema di responsabilità e anche di democrazia. Si tratta certamente di una decisione non facile ma questo non giustifica il fatto che si decida tenendo all'oscuro i cittadini che poi dovranno portarne le conseguenze.
Già nel febbraio 2009 quando si discuteva di questo argomento avevo sottolineato che:
L’aspetto sconfortante della vicenda è che anche chi rappresenta questo Consiglio Comunale non abbia ritenuto di trasmettere quelle informazioni che potevano essere utili per contribuire ad una posizione comune di tutta l’Amministrazione Comunale, e per quanto è possibile anche del Consiglio Comunale. E comunque anche eventuali distinzioni tra le varie forze politiche presenti in Consiglio, sarebbero state un utile contributo ad una posizione rappresentativa di tutta la città. Il Consiglio Comunale invece è stato tenuto all’oscuro da tutta la decisione che si stava formando in altre sedi, e i Consiglieri Comunali hanno appreso della decisione dai giornali, e soltanto dopo che sono state presentate interrogazioni e interpellanze. Poi non ci dobbiamo stupire quando la gente ha qualcosa da dire, e lo dice in piazza.
E lo sconforto continua perché da allora comunque non è stato fatto nulla per informare la popolazione e non si è fatto nulla perché quella decisione sbagliata si realizzasse senza provocare i disagi che puntualmente si sono verificati.
Difficile pensare che chi ci ha portato in questa situazione possa in futuro portarci fuori da questa situazione anche perché il metodo è lo stesso e i protagonisti non cambiano e di conseguenza i problemi non saranno risolti, anzi c’è da pensare che si aggraveranno. Fino ad oggi ci ha pensato la natura a limitare i danni con una temperatura spesso sotto o vicino allo zero.
Con la nuova stagione e con il caldo le cose potrebbero cambiare in peggio, in molto peggio. Se pensiamo ai possibili caldi di 30 o 35 gradi di luglio e agosto e se continuerà così c’è da mettersi le mani nei capelli.
In queste ultimi giorni abbiamo sentito molte persone che ci hanno spiegato con paroloni tecnici come funzionano questi impianti, quali sono le soluzioni all’avanguardia, gli ultimi ritrovati della tecnica che dovrebbero garantire sicurezza e tranquillità. In realtà sono soltanto parole che non risolvono i problemi. I tecnici dovrebbero risolvere i problemi e non invece crearli o, ben che vada, risolverli in un posto per crearli in un altro.
E’ questo consegnarsi alla tecnica che può far prendere le decisioni sbagliate. I tecnici però poi non sono responsabili perché nessuno è chiamato a rendere conto degli errori o delle previsioni mancate. Oggi abbiamo capito che l’impianto di compostaggio ha dei problemi di funzionamento, le modalità di utilizzo sono da rivedere. Il trasporto tra l’impianto e la discarica deve essere controllato. E cosi via
Questo purtroppo è quello che sta succedendo a Pianezza e anche qui forse vale la battuta del dottor Ian Malcon “Dio ci scampi. Siamo finiti nelle mani degli ingegneri”
Quindi non basta dire come nell’ordine del giorno della maggioranza che “furono fornite tutte le garanzie ambientali e tecniche in merito alla corretta funzionalità dei succitati impianti” perché le garanzie sono spesso parole che non si trasformano in realtà ed infatti la realtà è diversa dalle garanzie fornite. Accettare quelle garanzie, se ritenute tali, anche in buona fede, è stato un errore.
Ma la questione non è soltanto tecnica come sembra si voglia far passare con tanta insistenza.
C’è un secondo aspetto che non va trascurato della vicenda e che forse è ancora più preoccupante e che va visto mettendo insieme tutti i tasselli delle decisioni che sono state prese e che si prenderanno perché fanno intravedere uno scenario ben più allarmante di quello che vediamo oggi.
I tasselli possono collocarsi così. La premessa è costituita dal futuro inceneritore la cui costruzione pare sia cominciata qualche giorno fa e la chiusura della discarica di Basse di Stura di proprietà di AMIAT Città di Torino, la più grande discarica del Piemonte con oltre cinquant’anni di attività.
La prima decisione è stata di individuare la discarica di Pianezza di proprietà privata, società Cassagna e gestita dal CIDIU, società pubblica dei Comuni della zona ovest, per garantire la fase transitoria, fase che allora era prevista dovesse esaurirsi nel 2012. La seconda decisione è stata l’entrata della società AMIAT nella società CIDIU come socio con il 5% del capitale. Lo scopo sarebbe di pagare una tariffa di conferimento privilegiata riservata ai soci.
Operazione discutibile in fatto di convenienza per il CIDIU, mentre è di sicura convenienza per AMIAT e così arriva la terza decisione: AMIAT acquista dal privato la discarica di Cassagna. (Comunicato stampa amiat dell’8 gennaio 2010). Le trattative erano partite nel novembre 2009. Ora il CIDIU accoglie e smaltisce i rifiuti di Torino nella discarica di proprietà dell’AMIAT di Torino.
Ultima notizia in quanto a decisioni riguarderebbe, ma qualcuno dovrebbe fornire qualche conferma, la società privata che ha venduto la discarica e che ha comprato i terreni contigui alla discarica di Cassagna. Se è vera questa ultima decisione c’è da chiedersi perché tante variazioni e soprattutto chi ci guadagna da tutti questi movimenti. Ora perché una società che si occupa di rifiuti compra terreni contigui alla discarica di Cassagna? Per coltivare pomodori e pascolare capre? Forse no. La questione è capire se queste operazioni sono state decise e attuate con il progetto finale di far continuare la discarica di Cassagna per un tempo ancora molto lungo, per sfruttarla il più possibile perché redditizia per chi investe denaro.
Se è così, allora forse diventa secondario cosa ci raccontano i nostri amministratori nelle assemblee in piazza per spiegarci come si forma la puzza sopra una discarica.
Se il disegno è quello di continuare un bel po’ di anni con la discarica di Cassagna bisogna che sia chiaro fin da adesso.
E su questa situazione in divenire che non c’è chiarezza, non basta continuare a chiedere garanzie.
Bisogna capire se contano di più il bilancio e gli interessi di AMIAT, gli interessi dei privati o e le condizioni di vita dei nostri concittadini.
Da quanto abbiamo assistito fino ad oggi sembra proprio che le condizioni in cui dovranno vivere in futuro i Pianezzesi sia l’ultima delle preoccupazioni di chi decide.
Se la discarica di Cassagna continuerà dopo il 2012 significa proprio che le condizioni di vita dei Pianezzesi non contano nulla anche per chi decide in nome degli stessi cittadini.
Fino ad oggi ci siamo sentiti dire che le nostre proteste e le nostre richieste sono propaganda, che la protesta è comoda perché non si vogliono i rifiuti sottocasa ma che è meglio portarli da un’altra parte. Come dire che di fronte ad una posizione saggia e responsabile della Giunta si contrappone una propaganda strumentale e irresponsabile per cavalcare il malumore dei cittadini.
Ci sarebbe veramente da domandarsi chi strumentalizza e chi viene usato in questa vicenda.
Vorrei soltanto ricordare che Pianezza ha già dato e anche molto in termini di rifiuti in casa propria.
Ricordo la discarica comunale in zona Praglia, la discarica a cielo aperto sul territorio di Alpignano e Rivoli sulla sponda destra della Dora, lontana da quei due Comuni ma a duecento metri in linea d’aria dal centro cittadino. E poi per ultimo la discarica di Cassagna, in funzione da ormai vent’anni che ha sempre ospitato non soltanto i rifiuti di Pianezza ma anche quelli dei Comuni della zona ovest cioè di Comuni molto più grandi di Pianezza. Si può dire che da quando esiste un servizio di raccolta rifiuti organizzato Pianezza i suoi rifiuti se li è sempre tenuti a portata di mano, non li ha mai scaricati lontano da casa. Oggi dobbiamo ancora sentire l’amministratore responsabile che ci spiega che è troppo comodo portarli a casa degli altri. C’è da chiedersi dove ha vissuto i questi ultimi quarant’anni. Ma c’è di più.
Pianezza è stato uno dei primi Comuni della nostra zona che è partito con la raccolta differenziata porta a porta. Cioè una raccolta spinta che richiede la partecipazione e la responsabilità di tutti i cittadini. I risultati del 60% di differenziata è stato raggiunto per l’impegno dei cittadini. Dopo questo sforzo oggi ricevono in regalo un milione di tonnellate di rifiuti da Torino.
E qui bisognerebbe anche aggiungere, sempre in tema di responsabilità e impegno, che Torino non scarica rifiuti urbani come quelli differenziati di Pianezza ma rifiuti rimanenti di una raccolta differenziata che raggiunge il 40% e che da ormai qualche anno non riesce a crescere. Questo significa che il rifiuto di Torino contiene anche i rifiuti di carta, vetro, plastica e soprattutto di organico.
Scaricare i rifiuti di Torino non è come scaricare i rifiuti di Pianezza. Se qualcuno non se ne è accorto possiamo dire che se ne sono accorti i gabbiani che da Basse di Stura sono migrati in Cassagna.
Quindi non sono i cittadini di Pianezza irresponsabili perché protestano contro i rifiuti, irresponsabili semmai sono coloro che li hanno fatti arrivare con faciloneria e senza pesare le conseguenze.
C’è ancora un aspetto che riguarda la responsabilità e la propaganda. Si tratta dei valori degli immobili che qualcuno pensa di far oscillare sulla base di volantini o manifesti che parlano della discarica.
E’ bene essere chiari. L’allarme non viene dai volantini ma dai cattivi odori. Chi sostiene che il mercato immobiliare è condizionato dai volantini spesso è connivente con chi ha deciso di portare Pianezza in questa situazione. Se come già cominciamo a vedere nei media di giornali e televisione il nome Pianezza si sta legando strettamente al nome discarica, il danno non solo ambientale ma anche d’immagine potrebbe risultare molto pesante e non saranno le opere d’arte sulle rotonde a rimediarlo. I cittadini sanno distinguere e sapranno anche chi ringraziare.
Ora però in questa situazione e con il serio rischio di vedere la discarica di Cassagna sostituire la discarica di Basse di Stura in tutto e per tutto dobbiamo capire cosa fare o come rimediare alle decisioni sbagliate.
La prima questione è: per quanto tempo. Tutti hanno detto fino al 2012 poi hanno cambiato dicendo fino a quando entrerà in funzione il nuovo inceneritore. Poi è stato scritto nei documenti “entrata in esercizio a regime”. Quel “a regime” resta un termine indefinito perché non è quantificabile in giorni mesi o anni. Probabilmente ci vorrà almeno un anno prima che l’esercizio sia a regime.
Allora bisogna essere chiari sui tempi. Secondo previsioni non truffaldine si può ragionevolmente dire che prima del 2015 quel termovalorizzatore non sarà a regime.
Questo può significare che se il quarto lotto della discarica si esaurirà prima si presenterà un buon motivo per approvare il quinto lotto.
Allora la posizione del Comune deve essere chiara: nessun ulteriore ampliamento. Ma non basta perché occorre una riduzione drastica dell’attuale quantitativo dei rifiuti conferiti e la certezza del mantenimento della data di chiusura della discarica alla scadenza del 19 marzo 2003.
Si può valutare la disponibilità ad un eventuale completamento delle disponibilità residue a condizione che fino a quella data non si verificheranno problemi di cattivi odori.
Secondo criterio è quello del rifiuto differenziato. Se non si raggiunge almeno il 50% di differenziata non si può scaricare in discarica.
Ultima questione: chiusura dell’impianto di compostaggio se entro un mese non vengono accertate le cause dei cattivi odori. Non si riparte se non dopo aver risolto tutti i problemi di funzionamento o di modalità di trattamento e delle operazioni collegate.
Resta del tutto chiaro che impianto e discarica non sono due problemi diversi ma eventualmente due facce dello stesso problema.
Nella riunione di piazza indetta dal Partito Democratico è stato detto chiaramente che se l’impianto di compostaggio è la causa della puzza verrà chiuso.
La domanda spontanea di una signora presente è stata: e se invece la puzza viene dalla discarica.
Questa domanda non ha avuto risposta. Credo che l’unica risposta possibile è che se la puzza viene dalla discarica e se non si può chiudere si ritorna alla situazione di prima e cioè 50.000 tonnellate annue e Torino cerca un’altra soluzione.