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Rassegna stampa

LA STAMPA - 2010

RASSEGNA DI ARTICOLI PUBBLICATI SU “LA STAMPA”
 
 
08-08-2010, STAMPA, CANAVESE, pag.61
PIANEZZA S'INDAGA SULL'ORIGINE DELL'INCENDIO Falegnameria Bracco distrutta dalle fiamme Quindici operai a casa
PIANEZZA Distrutto dalle fiamme ieri notte il capannone della Bracco in via San Gillio a PIANEZZA. L'azienda, che produce porte e serramenti dal 1929, e da' lavoro a una quindicina di dipendenti,e' stata devastata da un rogo di cui non sono ancora ben chiare le cause. A dare l'allarme e' stato un vigilante, giunto sul posto perche' era scattato il sistema antintrusione nella centrale della Telecontrol. Al suo arrivo le fiamme erano gia' alte e stavano avvolgendo gran parte dello stabilimento. Tanto che diversi cittadini avevano chiamato i pompieri. Sono servite sei ore di duro lavoro ai vigili del fuoco, arrivati in forze, per domare il fuoco. La storica azienda di PIANEZZA era distrutta per due terzi. «Il danno piu' grave - ammette il sindaco Claudio Gagliardi - e' che l'incendio ha colpito il capannone dove si trovavano i macchinari. Insomma, la parte produttiva della ditta». E di quelle centinaia di metri quadrati non restano che lamiere contorte e muri con larghe crepe. Per il momento non sono state trovate tracce evidenti di un incendio doloso, ma l'ipotesi e' ancora al vaglio degli investigatori. Anche se i titolari hanno negato di aver mai subito minacce. Pero' la ditta era stata fatta oggetto di piccoli furti nei mesi passati. Ed inoltre, la settimana scorsa un agente della Telecontrol, aveva notato delle persone allontanarsi velocemente al suo arrivo. Solo particolari, che pero' saranno analizzati. P.ROM.
 
05-08-2010, STAMPA, TORINO, pag.55
INTERVISTA ''Noi, sopravvissuti delle cascine metropolitane'' ''Contadini per scelta, cacciati dal cemento''
ANDREA CIATTAGLIA Vilma Stella e' presidente della sezione Coldiretti di Torino e proprietaria della cascina Vallette, una delle ultime rimaste in citta'. Sorpresa dalle nuove colate di cemento che si annunciano su terreni vergini? «Purtroppo no. Le aree libere da costruzioni dentro i confini della citta' sono in diminuzione da decenni. Chi coltiva la terra si sposta verso la periferia dell'area metropolitana: oggi i miei campi sono tutti nella cintura, fra Collegno e PIANEZZA, ma la sede dell'azienda l'ho voluta mantenere alle Vallette, come simbolo di resistenza». Qual e' la situazione delle aziende agricole in citta'? «Siamo rimasti in pochi. Gli agricoltori e allevatori metropolitani si contano sulle dita di una mano, gli associati della sezione cittadina sono dieci. La situazione di Torino e' anomala rispetto agli altri grandi centri italiani: qui le ultime cascine sopravvivono vicino all'abitato. Ma a fatica». Una condizione da sopravvissuti. Come la vive? «Soprattutto noi giovani ci sentiamo degli ibridi, divisi fra metropoli e campagna. A scuola ero l'unica della mia classe ad avere genitori contadini, ma fra i campi mi accorgo di pensare spesso da cittadina». Tra il 1990 e il 2006 se ne sono andati in provincia 7. 500 ettari di terreno vergine, un'area grande come Torino. Tutti spazi sottratti alle aziende agricole? «In gran parte si'. Ma la piaga dei terreni mangiati e' ormai un dato storico. La vicenda della mia cascina, circa cinquanta ettari di seminativo, e' esemplare. Il primo esproprio lo subimmo nel 1957 per la costruzione del quartiere Vallette, insieme ad altri trenta proprietari. Il secondo nel 1982 per la realizzazione di via dei Ciclamini. L'ultimo nel 1995: fummo costretti a consegnare alla Citta' i rimanenti campi. D'altronde sembra una tradizione di famiglia: anche ai miei nonni furono espropriati i terreni agricoli a Barriera di Milano per la costruzione dell'ospedale Giovanni Bosco». E Palazzo Civico che fa? «Continua sulla strada delle varianti al Piano regolatore per costruire nuovi palazzi e centri commerciali. Noi non ci sentiamo tutelati dal Comune, anzi, si puo' dire che non c'e' quasi collegamento tra i produttori agricoli metropolitani e l'amministrazione torinese». Vi sentite abbandonati dalla Citta'? «Ci sentiamo tagliati fuori dalle decisioni. Per fortuna non in tutti i settori e' cosi': il Comune e' molto aperto e disponibile verso i trecento contadini che come me vendono i loro prodotti nei mercati della Citta'. E' un fatto importante per chi dedica la sua attivita' ai prodotti a chilometri zero, ma non basta». Almeno un dato positivo c'e'? «Si', l'eta' media di alcuni agricoltori torinesi e' bassa rispetto alla media del settore. Sono quei trenta o quarantenni che hanno ereditato l'attivita' dai padri e hanno deciso di non abbandonarla».
 
23-07-2010, STAMPA, TORINO, pag.61
PIANEZZA Due rapinatori al centro analisi Fuggono con 10 mila euro
Un colpo da professionisti quello messo a segno ieri mattina all'Irm di PIANEZZA. Verso le 7,15 una dottoressa e' arrivata in via Torino presso il centro Indagini ricerche mediche, dove si svolgono prelievi ed esami medici. Dietro di lei sono comparsi due uomini, con il volto coperto da passamontagna e armati di pistole. «Faccia come le diciamo e finira' tutto bene» le hanno intimato. E l'hanno seguita all'interno della struttura che ancora non era aperta al pubblico. Insieme alla dottoressa si sono avviati a colpo sicuro verso gli uffici amministrativi, dove pare ci fossero gia' altri impiegati. Anche a loro hanno consigliato di non fare gesti eroici. «Consegnateci i soldi nella cassetta di sicurezza e ce ne andiamo» hanno suggerito. E sotto la minaccia delle pistole ovviamente i dipendenti non avevano molte altre alternative. I due hanno preso quanto custodito in cassaforte, circa 10 mila euro in contanti, e se ne sono andati lanciando un ultimo avvertimento: «Non chiamate nessuno o e' peggio per voi». Infine si sono allontanati a bordo di un'auto, dove pare li attendesse un complice. Pochi minuti dopo, quando sono arrivati i carabinieri i due rapinatori avevano gia' fatto perdere le loro tracce.
 
17-07-2010, STAMPA, CANAVESE, pag.58
SPRECHI PUBBLICI SONO COSTATE IN TUTTO CIRCA UN MILIONE E 300 MILA EURO Pianezza e Collegno I ciclisti guardano le piste fantasma Le opere finite da anni e mai inaugurate Bloccate dai cantieri per la bonifica industriale Il sindaco Accossato: «Apriremo la prossima primavera, bastera' una mano di vernice»
PATRIZIO ROMANO COLLEGNO Finite, ma inaccessibili. Due piste ciclopedonali uniscono Collegno e PIANEZZA, non fisicamente - almeno per il momento - perche' entrambe sono state completate e subito chiuse al transito. Ma andiamo con ordine. PIANEZZA, luglio 2007: l'amministrazione al completo inaugura la «Pianca», cosi' viene chiamato quel ponticello sulla Dora che collega la citta' a Bruere, verso quello che un tempo era l'ex cotonificio Vallesusa. Due giorni di passeggiate e pedalate, poi compaiono transenne e grate: tutto chiuso. Ed e' cosi' da allora. «Certo che dispiace vederla e non usarla» ammette il sindaco Claudio Gagliardi. La pista e' stata bloccata perche' attraversa quella che anni fa era la discarica di Bruere gestita dal Cidiu e che oggi e' un isolotto nella Dora, ricco di verde e alberi. «Il problema non e' la discarica - confida il sindaco - che e' in sicurezza, ma il vicino cotonificio, che ha pareti pericolanti, botole e punti a rischio». Per questo il Cidiu, che ne e' il proprietario, ha chiesto a PIANEZZA di recintare il percorso, in modo da evitare che i turisti possano avventurarsi e farsi male. «Prima sembrava si potesse, poi sono sorti problemi - confida il sindaco - e noi siamo rimasti con l'opera e senza fruitori». Settanta metri di passerella in acciaio e legno, costati quasi 800 mila euro, di cui 430 finanziati dalla Provincia, sospesi nel vuoto sopra la Dora e la burocrazia. «Adesso partiranno i lavori - dichiara Gagliardi - mi dicono che sara' pronta per settembre, io per scaramanzia dico ottobre». Da bravo piemontese, due volte la faccia non ce la vuol mettere. E a Collegno? Non e' andata meglio. Nell'aprile 2005 si realizza un tratto di pista che dal centro storico porta alla Dora, e poi nel maggio del 2008 si completa, sul versante del quartiere Oltre Dora. Un chilometro di pista nel verde di fianco all'ex setificio del Seicento, costato nel complesso quasi 500 mila euro. Poi, anche qui, compaiono le transenne e i cartelli di divieto di accesso. Finita e inaccessibile. «Parte della pista corre di fianco al cantiere del setificio - dice il sindaco Silvana Accossato - e non potevamo di certo far pedalare o passeggiare i cittadini in un cantiere». E cosi' chiudono. «Non pensavamo che i privati ci mettessero piu' di un ente pubblico - confida sorridendo -. Uno sfasamento di tempistiche che ha penalizzato noi, troppo rapidi». Il sindaco una passeggiata l'ha gia' fatta. «Garantisco che e' bellissima - sostiene - colleghera' il centro storico a PIANEZZA, e da li' verso Rivoli e Alpignano». Si', ma adesso chi arriva dalla passerella sulla Dora si ritrova un rete in mezzo alla pista. Stessa cosa per chi giunge da via Lorenzini. «A saperlo avremmo investito i soldi altrove - argomenta l'Accossato - e poi avremmo concluso la pista. Ma ora e' quasi fatta, la apriremo la prossima primavera: una mano di impregnante al legno e sara' come prima». E sara' inaugurata: tre anni dopo la fine lavori.
 
06-07-2010, STAMPA, TORINO, pag.73
In breve
Si corre a PIANEZZA il Memorial Scafidi Giovedi' a PIANEZZA si corre il «Memorial Vito Scafidi» di 5 km (ore 19,30; Centro Commerciale Musine') e a Bibiana la «Corsa di San Bernardo» di 5,4 km (ore 20,00, presso Polisportiva).
 
24-06-2010, STAMPA, TORINO, pag.67
TRAGEDIA IN AFGHANISTAN CORDOGLIO A PIANEZZA DOVE IL MILITARE, SPOSATO DA UN ANNO, VIVEVA
''Non e' morto su una mina ma lo Stato non lo dimentichi'' Aveva gia' preso parte a missioni in Iraq e in Kosovo «Ci credeva»
PATRIZIO ROMANO La televisione manda immagini di repertorio della missione in Afghanistan, mentre la giornalista racconta della morte accidentale di Francesco Saverio Positano, il giovane caporale scelto di 29 anni, originario di Foggia. E in via Aldo Moro a PIANEZZA, dove Positano abitava da un anno, guardano e piangono. «Ci credeva, ci credeva davvero in quello che faceva - dice lo zio Antonio Giorgio, carabiniere in pensione -. Amava il suo mestiere e lo faceva con scrupolo e dedizione». Per questo non riesce a spiegarsi questa morte assurda. «Non sappiamo nulla di piu' di quello che dicono i tg - ammette lo zio -. Era salito dalla scaletta esterna sul Buffalo, un bestione alto quattro metri. Doveva controllare l'area. Chissa', forse un colpo di sole, oppure un giramento di testa, vai a sapere, ed e' precipitato». Il colpo alla testa e' stato fatale. Inutili i tentativi di rianimarlo. «Sono venuti il generale e il colonnello della Taurinense a darci la notizia - continua -. Non posso pensare di non rivedere Francesco». Per lui quasi un figlio. Il giovane da anni viveva a Torino, lontano dai suoi genitori a Foggia. «Questa era casa sua - dichiara Giorgio -. Tanto che quando un anno fa si e' sposato ha preso un alloggio qui». Il 18 maggio scorso aveva festeggiato, a chilometri di distanza, il suo primo anno di matrimonio con Viviana, la ragazza amata fin da ragazzo a Foggia. «Non era la sua prima missione - dice Antonio Patruno suo amico -, era gia' stato in Afghanistan, in Iraq e in Kosovo. Questa volta non era molto contento di partire, ma aveva gia' saltato due missioni per il matrimonio, non poteva dire di no». Francesco avrebbe voluto stare vicino alla sua Viviana. Il dovere, invece, il 18 marzo lo ha fatto salire sull'aereo, per l'Afghanistan. «Non dite che lo faceva per soldi, perche' non e' vero - sospira lo zio -. Amava il suo mestiere, lo aveva scelto da ragazzo». Parla e intanto mette a posto le valige. «Partiamo subito per Foggia, prima prendiamo il fratello Marco che lavora a Mantova. Dobbiamo stare vicini ai suoi: sono distrutti. La mamma Rosa e' stata male, e' in ospedale». E il papa' Gino continua a chiamarli. «E' attonito, come tutti noi». La loro ansia e' per i genitori e per la giovane moglie. «Spero che lo Stato riconosca il suo sacrificio, anche se non e' morto su una mina e aiuti quella giovane moglie - sospira la zia - e poi che qualcuno pensi ai genitori e avvicini il loro unico figlio che lavora adesso all'Iveco di Mantova. Ora non hanno che lui».
 
24-06-2010, STAMPA, NAZIONALE, pag.16
AFGHANISTAN, ANCORA UN LUTTO TRA LE FORZE DEL NOSTRO CONTINGENTE
Herat, muore soldato italiano I compagni: ''Un incidente'' Il caporalmaggiore Positano cade da un blindato e sbatte la testa
LAO PETRILLI «Una disgrazia». Sconsolati, da Herat, commentano cosi' l'ennesimo lutto che colpisce le forze italiane in Afghanistan. I talebani, stavolta, non c'entrano, almeno non direttamente: a uccidere il caporalmaggiore scelto Francesco Saverio Positano - 29 anni appena compiuti - e' stata - secondo le ricostruzioni ufficiali - una brutta caduta da uno dei quattro blindati con i quali i soldati si stavano avventurando, in ricognizione, a nord di Shindand. Positano era su un Buffalo, uno dei «mostri» antibomba in dotazione al contingente. Sarebbe scivolato mentre scendeva dal mezzo, durante una sosta fatta quando il convoglio si trovava a 10 chilometri dalla base della Task Force Centre del Regional Command West dell'ISAF. Le condizioni del militare erano apparse subito gravi ai colleghi intervenuti per prestare i primissimi soccorsi. I dottori, sopraggiunti poco dopo, constatavano un forte trauma cranico e richiedevano, ottenenendola, una «Medevac», cioe' il trasferimento via elicottero del ferito nella struttura sanitaria piu' vicina, in questo caso l'ospedale da campo americano di Shindand. Li', pero', malgrado i tentativi disperati di rianimarlo, Positano non ce l'ha fatta. Era un guastatore del 32esimo reggimento genio della Brigata Taurinense che solo ieri, ma piu' a nord, non lontano da Bala Murghab, prima del tragico incidente, faceva sapere di aver fatto brillare alcuni ordigni trovati dagli alpini e dall'esercito afghano, l'Ana. Tre di quelle bombe erano ad elevato potenziale. «I nostri angeli», dicono degli appartenenti al 32esimo tutti gli altri militari italiani. E non deve stupire in un paese in cui la minaccia principale rimane quella degli Ied, gli Improvised Explosive Devices, piazzati lungo le strade, a tradimento. Lui, il caporalmaggiore scelto Positano, era abituato a spalancare gli occhi quando le percorreva, quelle strade. Ecco perche', a fare male, sono state proprio le circostanze della sua morte: «Come se a volerselo portare via fosse stato un destino che piu' cinico di cosi' non si puo'», dicono da Herat. Perche' laggiu', se si pensa al peggio, e ci si pensa, lo si fa mentre i blindati si arrampicano con fatica fra i dossi e i sentieri sabbiosi, dove si viaggia a 10 chilometri all'ora, magari in una delle mille gole dell'Afghanistan. In momenti nei quali si viaggia imbracati in cinture di sicurezza che tengono i corpi incollati ai mezzi, anche quando si inerpicano su sentieri cosi' pendenti che sembrano sempre sul punto di sopraffare i convogli. E non mentre ci si ferma lungo una via relativamente tranquilla. Positano era un veterano dell'Afghanistan: questa era la sua terza missione. Era nato a Foggia ma abitava con la moglie a PIANEZZA, alle porte di Torino. Alla signora sono arrivate le condoglianze del ministro della Difesa, Ignazio La Russa e del presidente della repubblica, Giorgio Napolitano.
 
23-06-2010, STAMPA, TORINO, pag.67
il caso Dopo le mozzarelle il latte crudo
Un batterio in un distributore, aperta un'inchiesta
GRAZIA LONGO Il gusto e' cosi' genuino da richiamare i sapori della nonna, quando il latte si acquistava direttamente nelle cascine. Il latte crudo, in vendita nei distributori automatici a forma di rustiche casette, piace ai consumatori ma puo' presentare rischi per la salute. Il procuratore Raffaele Guariniello ha aperto un'inchiesta e c'e' gia' un commerciante iscritto nel registro degli indagati. Si tratta del titolare di un Bancolat di PIANEZZA, accusato di aver infranto la legge penale 444 del '62 sulla somministrazione di alimenti pericolosi per la salute pubblica. Il monitoraggio a campione, su tutto il territorio di Torino e provincia, e' svolto dalla polizia giudiziaria del pool di Guariniello e dalle Asl di competenza territorio. In questo caso specifico, il laboratorio analisi dell'Asl 3 ha rilevato la presenza nel latte di un batterio, il Campylobacter. Un microrganismo che, secondo gli esperti di laboratorio «scatena nelle persone sane soltanto disturbi gastrointestinali come mal di pancia e diarrea, ma puo' essere invece molto pericoloso per i bambini piccoli, per gli anziani, e per chi soffre di patologie croniche ed e' in terapia con difese immunitarie bassissime». In realta', al momento, in procura non sono stati presentati esposti circa malesseri di consumatori del latte delle macchinette. I fornitori di latte crudo sono sottoposti a regolamentazioni molto piu' rigorose rispetto alle altre aziende. Le norme sulla tracciabilita', inoltre, garantiscono che tutto il latte contenuto in un Bancolat provenga da un solo fornitore, in modo che si possa rapidamente bloccare la fornitura in caso di analisi positive. Mauro D'Aveni, responsabile Qualita' di Coldiretti Piemonte, nel pieno rispetto dell'inchiesta della magistratura osserva comunque come «proprio perche' i controlli sono numerosi e approfonditi, il cliente puo' stare tranquillo. Certo, puo' capitare che in qualche caso si riscontri il batterio. Ma si tratta di realta' isolate. E in ogni caso su ogni distributore automatico e' affissa l'ordinanza del Ministero della Salute del dicembre 2008 che impone la bollitura del latte». Bollitura che, paradossalmente, cancella, rispetto alla pastorizzazione, una quantita' molto maggiore delle proprieta' tanto apprezzate da chi sceglie il latte crudo. La procura continua, intanto, a lavorare nell'interesse della tutela dei consumatori: altri test verranno svolti nei prossimi giorni.
 
06-06-2010, STAMPA, TORINO, pag.63
PIANEZZA E' NATO «IL GIARDINO DEI SENSI»
Lista nozze solidale per aiutare i disabili
Un giardino da ascoltare, toccare, guardare, annusare e perche' no, anche da gustare. Questo l'intento del «Giardino dei sensi» inaugurato ieri nell'Istituto dei Sordi in viale San Pancrazio a PIANEZZA. «Un luogo pensato per i nostri disabili sensoriali, ma aperto a tutti - confida Marianna Luca, operatrice - Un percorso da affrontare a piedi nudi per cogliere le numerose sensazioni che sollecita». Diverse le aree e ognuna stimola uno o piu' sensi. «Dal colore dei fiori al loro odore, dal caldo al freddo delle pietre del sentiero - continua la Luca - dal suono della fontana alla frescura dell'acqua». Un progetto che l'Istituto e' riuscito a realizzare grazie all'aiuto dell'associazione Paideia di Torino. Ma soprattutto per la donazione offerta da due giovani sposi, che hanno deciso di fare una lista nozze solidale. «Si', invece di una lista viaggio, abbiamo preferito una lista per un viaggio tra i sensi - dicono sorridendo Stanislao Vialardi e Francesca Giubergia - Vivevamo insieme da quattro anni e non ci mancava nulla. Per questo abbiamo creduto giusto promuovere questo progetto. Un'esperienza stupenda, merito soprattutto dei nostri amici e parenti che hanno contribuito». E cosi', in quel piccolo chiostro racchiuso nell'Istituto dei Sordi, da ieri si puo' viaggiare tra l'area degli ortaggi, con peperoncini, basilico e zucchine, l'area degli aromi con piante di lavanda, gelsomino, camomilla, alloro e tante altre, l'area dei fiori e dei colori, l'area del suono, con la fontana e i bastoncini di bambu' sospesi, il percorso tattile con legni zigrinati e lisci. E poi c'e' il laboratorio del fare, per realizzare invenzioni, l'accademia del gusto alla scoperta dei sapori e il laboratorio delle vibrazioni, per far entrare in contatto con il suono anche chi ha deficit uditivi. «Sebbene qui da noi ci siano per lo piu' sordi - precisa Enrico Dolza, direttore dell'Istituto - abbiamo pensato questo giardino per tutti, dai non vedenti ai disabili in carrozzina ai normodotati. Un'esperienza di multisensiorialita', che in Europa e' conosciuta come Garden therapy> >. Il progetto e' seguito dalla biologa Cristina Gallino. «Noi ci occupiamo di bimbi con disabilita' - ammette Giorgia Salvadori - e gia' tempo fa abbiamo collaborato con l'istituto per creare dei giocattoli per non udenti, oggi abbiamo sostenuto quest'idea che sollecita i sensi e apre il cuore».
 
21-05-2010, STAMPA, TORINO, pag.70
PIANEZZA Il Cidiu promette ''Entro l'anno niente puzza''
PIANEZZA «Prima si risolve il problema delle puzze, in modo definitivo, e poi si potra' parlare di ampliamento di Punto Ambiente> >. Claudio Gagliardi, sindaco di PIANEZZA, si infervora quando parla del piano industriale che prevede la crescita del sito per il trattamento dei rifiuti organici. «Le puzze sono diminuite - ammette -. Ma io e i miei cittadini chiediamo che scompaiano del tutto». Per questo vuole rassicurazioni e il Cidiu, proprietario al 98% della Punto Ambiente Spa, le da'. «Ha ragione - confida l'ad Fabrizio Zandonatti - Stiamo lavorando proprio per capire le cause di questo disguido». Per la prima volta il Cidiu ammette che la causa dei cattivi odori, sentiti a PIANEZZA, Collegno e Druento, sia Punto Ambiente. «L'impianto e' perfetto - sostiene -, ma e' stato messo sotto stress troppo presto e non era stato tarato bene. Inoltre si riteneva che l'organico fosse di buona qualita' cosa che non e' vera. Ora, pero', abbiamo una decina di "nasi", cittadini che ci avvisano quando ci sono le puzze, in modo che si possa andare ad analizzarle nell'immediatezza. Gia' ora sono ridotte a brevi e sporadici eventi, ma in un anno al massimo spariranno».
 
20-05-2010, STAMPA, TORINO, pag.58
SGOMINATA DAI CARABINIERI DI RIVOLI LA GANG CHE TERRORIZZAVA LE «LUCCIOLE»
Operai di giorno, stupratori la sera Un gruppo di cinque amici romeni si accaniva in strada sulle prostitute nigeriane
PATRIZIO ROMANO RAPHAEL ZANOTTI Di giorno lavoravano come irreprensibili operai, di notte si trasformavano in una gang di seviziatori, davano la caccia alle prostitute nigeriane sulle provinciali, le sequestravano, le riempivano di botte, le stupravano a turno e poi le derubavano. «Nemmeno le bestie si comportano cosi'> > ha commentato il loro ormai ex datore di lavoro, Francesco Grillo della Sicam di San Gillio. Il gruppo, ora, e' finito in manette. Cinque persone, tutte romene: i fratelli Vasile e Marius Vrajitoru, detti «Valentin» e «Costel», di 22 e 23 anni; Aurel Moisii, di 24; Constantin Mustiata', detto «Costin», di 22 e Petru Coromelci, di 20. Sono stati arrestati due giorni fa dai carabinieri di Rivoli comandati dal capitano Massimo Pesa. A inchiodarli le testimonianze di tre loro vittime, prostitute violentate nel novembre scorso. Racconti a cui il pm Alessandro Sutera Sardo, titolare delle indagini, ha agganciato concrete rispondenze grazie al tracciamento dei cellulari dei cinque (tutti attivi nelle zone dei raid) e intercettazioni telefoniche nelle quali si vantavano delle loro razzie. Il primo blitz ricostruito risale al 7 novembre, intorno alle 21. Vasile, alla guida di un'auto, approccia una prostituta nigeriana di 23 anni. La invita a salire, e' gentile. Ma una volta in auto, la «lucciola» si rende conto che qualcosa non va. La prende a schiaffi e pugni, la minaccia con un coltello alla gola. L'auto imbocca una strada di campagna di PIANEZZA, via Cassagna e la portano in un luogo appartato. Qui la donna e' costretta a spogliarsi e, mentre due le tengono bloccate braccia e gambe nel bagagliaio, il terzo la violenta. Lo stupro avviene a turno. Ripetuto. Al termine la donna viene rapinata del cellulare, dell'orologio e di 800 euro. Quindi viene bendata e abbandonata, nuda, in mezzo alla campagna. La domenica successiva la scena si ripete, con un'altra prostituta. Nemmeno un controllo casuale dei carabinieri di PIANEZZA spaventa il gruppo, che venerdi' 27 novembre compie il terzo raid. Una sequenza che si e' fermata a tre vittime, anche se gli investigatori sono convinti che possano esserci altre vittime che fin'ora non si sono fatte avanti. «Vorremmo comunicare a queste persone, che si trovano in condizione di oggettiva debolezza, che non sono sole» dichiara il comandante provinciale dei carabinieri Antonio De Vita. Le intercettazioni non lasciano tanto spazio all'immaginazione. «Le abbiamo derubate... le prendevamo, stavano... stavamo in due nel portabagagli e uno la prendeva» racconta Costin parlando con un amico. Non solo. Per dimostrare che quel che racconta non e' una frottola, lo invita a parlare con sua madre a cui ha lasciato un regalo l'ultima volta che e' tornato in Romania: «Chiedi alla mamma di quel telefono, e' di una p...». Nessuna tecnica di difesa salvava le povere prostitute. Una, che si era buttata nel fango per farli smettere, era stata ripulita per ricominciare.
 
18-05-2010, STAMPA, TORINO, pag.78
ROMANO PATRIZIO
Aria irrespirabile Cresce la rabbia Si pensa di vendere ai privati il 47 per cento delle quote dell'azienda Polemica COLLEGNO Nel mirino Punto Ambiente di Druento
Punto Ambiente si espande e apre le porte ai privati. Questo il futuro della societa' - costola di Cidiu spa, che ne detiene il 98% delle quote -, nata nell'ottobre scorso per realizzare compost (ossia concime naturale) dai rifiuti organici nella zona Ovest e della valle di Susa. Un progetto presentato ai soci durante l'ultima assemblea. Che il piano sia in fase avanzata lo dichiara Franco Miglietti, presidente e ad di Punto Ambiente: «Abbiamo comprato 3400 metri quadrati di terra dal Cottolengo e altri 20 mila li abbiamo opzionati». Insomma, dagli attuali 66 mila si dovrebbe salire a quasi 90 mila". Una «delizia» per l'olfatto dei residenti di PIANEZZA e Collegno, da mesi sul piede di guerra perche' investiti da puzze nauseabonde che proverrebbero dall'impianto di Punto Ambiente il quale, sebbene sia sul territorio di Druento (proprietario del restante 2% azionario), ammorba le loro citta'. «Vorrei ricordare che siamo aperti da ottobre 2009 - spiega Miglietti - e per tre mesi nessuno ha mai sentito puzze». Le proteste, infatti, iniziano con il nuovo anno. «Senza accusare nessuno - precisa -, ma i problemi cominciano il 5 gennaio, quando la discarica di Cassagna, qui di fronte, inizia ad accogliere i rifiuti di Torino». Non vuol dire che la causa sia Cassagna... Ma facendo due piu' due. «Scoprire da dove provengano gli odori nauseabondi spetta agli esperti dell'Universita' di Pavia - sentenzia -. Ma la verita' storica e' questa». E poi Miglietti ha ben altri grattacapi, come gestire il futuro della societa'. «Stiamo ragionando su un investimento di 14 milioni di euro - dice -, per realizzare un impianto anaerobico per la produzione di corrente elettrica e la posa di pannelli fotovoltaici». «Non solo - aggiunge Claudio Mauro, presidente del Cidiu -, anche l'utilizzo delle acque della Dora per creare corrente». E in questo business dovrebbero entrare i privati. Ipotesi che Miglietti non gradisce: «Ritengo che la gestione pubblica sia esemplare», sentenzia. Ma l'ipotesi di vendere sta prendendo quota, si parla di cedere ai privati solo il 47%, lasciando al pubblico la maggioranza. «Perche' mai - dice sornione Mauro - potremmo vendere anche l'80%, ponendo limiti ai privati nei patti parasociali. Poi, o facciamo cosi' o dobbiamo andare a gara. Comunque e' solo un piano industriale presentato ai soci, la scelta tocchera' a loro, dopo l'approvazione del bilancio». Non resta piu' molto tempo. Entro giugno, i sindaci dei 12 Comuni del Cidiu, piu' Amiat e Comunita' Val Sangone dovranno decidere.
 
 
28-04-2010, STAMPA, TORINO, pag.58
ALE MON
DISCARICA Fallisce la trattativa di Amiat su Cassagna
E' naufragata con un comunicato di tre righe la trattativa tra Amiat e Cassagna srl per l'acquisto della discarica con sede a PIANEZZA che da gennaio accoglie i rifiuti di Torino. L'insistenza con cui le parti rassicurano sul perdurare, nonostante tutto, dei buoni rapporti reciproci non toglie nulla all'amarezza per il fallimento di un'operazione durata otto mesi, sulla quale Torino investiva parecchio: in termini di logistica e di immagine. «Amiat S.p.A. e Cassagna S.r.l. informano che, non essendo stati condivisi i termini economici a base dell'operazione, non e' stato possibile dare corso alla ipotizzata acquisizione della societa' Cassagna da parte di Amiat». Fine di un discorso che partendo da Torino e da PIANEZZA, dove ha sede l'impianto, prometteva di estendersi al Brasile: sul piatto, oltre alla discarica di Cassagna, c'era anche l'impianto di Natal - sempre di proprieta' di Cassagna srl ma piu' grande, e quindi con un'aspettativa di utilizzo maggiore - strategico nella misura in cui avrebbe permesso alla municipalizzata subalpina di allargare i suoi orizzonti sul mercato internazionale. Dove peraltro gia' opera. Purtroppo non se n'e' fatto nulla. Questione di quattrini: troppi per chi comprava, troppo pochi per chi vendeva. Bocche cucite da Amiat. Stando a qualche indiscrezione, in via Giordano Bruno la fine prematura del potenziale business viene considerata una battuta d'arresto ma nemmeno una tragedia. In ogni caso, con i conti non si scherza: anche quelli di Amiat, si commenta, devono tornare. Un altro «must», per l'azienda torinese, e' la ricerca di altre discariche e di impianti con cui potenziare la filiera di trattamento dei rifiuti cercando sbocchi su nuovi mercati: in primis quelli italiani. Polemica la minoranza, decisa a vederci chiaro. Agostino Ghiglia, Pdl-An, annuncia un'interpellanza urgente per approfondire la faccenda.
 
26-04-2010, STAMPA, ASTI, pag.64
TRE IMPRESE, UN UNICO PROGETTO
Nel cantiere a Pianezza solo qualita' e prestigio nelle costruzioni
Qualita' ecco il comune denominatore che accomuna queste tre imprese di costruzione: «Cherio.Vogliotti srl», «Menaldo sr»l e «Franchino srl», e con il quale intendono caratterizzare il complesso residenziale in viale Aldo Moro (zona San Pancrazio) a PIANEZZA, cantiere in via di realizzazione. Qualita' del progetto, che e' il risultato di lunghi approfondimenti e confronti tra imprese e professionisti determinati a rendere particolarmente gradevole il contesto. L'attenzione e' stata puntata a costruire volumi non impattanti, con edifici che non superano i due piani fuori terra e distanze significative tra una casa e l'altra, il tutto contornato da aree verdi adeguatamente attrezzate, che possono diventare un luogo di ritrovo per le famiglie, di svago per i bambini. Qualita' degli spazi interni degli appartamenti, disegnati per soddisfare al meglio la domanda di vivibilita' della propria casa, con particolare attenzione alla luminosita' degli ambienti: piu' luce naturale e meno artificiale. Qualita' delle finiture e dei materiali, tutti di primissima scelta, selezionati tra i migliori produttori, dai serramenti alle piastrelle, dai sanitari alle rubinetterie tutto per una casa che nel tempo mantenga la propria bellezza e solidita'. Qualita' degli isolamenti e degli impianti con l'utilizzo delle piu' moderne tecniche finalizzate al risparmio energetico, a partire dall'utilizzo di caldaie a basso consumo per arrivare ai vetri doppi basso emissivi, cosi' come l'utilizzo dei pannelli solari per la produzione dell'acqua calda. Il tutto sempre finalizzato a garantire le massime prestazioni con il minor costo di gestione possibile per un appartamento. Qualita' della vendita nel pieno rispetto delle garanzie dovute agli acquirenti i cui gli acconti sono garantiti con fideiussione e che vedranno il loro bene garantito per i dieci anni successivi alla consegna con polizza assicurativa. Qualita' del rapporto con il cliente che sin dal primo contatto avra' come unico interlocutore un rappresentante dell'impresa che lo accompagnera' nel corso della costruzione, sempre pronto a soddisfare le esigenze del cliente che potra' personalizzare il proprio appartamento e renderlo il piu' conforme possibile alle proprie esigenze.
 
16-04-2010, STAMPA, TORINO, pag.70
L'inchiesta avviata dall'esposto in Procura dell'ex amministratore prima del crollo
BLITZ I TITOLARI DELL'AZIENDA ACCUSATI DI FATTURE FALSE, TASSE E CONTRIBUTI MAI PAGATI Crack da otto milioni affonda la C.P. di Pianezza Due imprenditori arrestati dalla Guardia di finanza
CLAUDIO LAUGERI Un'azienda affossata. Debiti con fisco, Inps e Regione. Duecentocinquanta dipendenti senza stipendio per due mesi e senza Tfr, prima di perdere anche il lavoro. Un «buco» da quasi otto milioni di euro, che ha causato il fallimento della «C.P. Telecomunicazioni srl» di PIANEZZA. Un «crack» attribuito a Luciano Tricca (difeso dagli avvocati Maurizio Anglesio e Roberto Calleri), 58 anni, residente a Susa; e Marco Bellavita (avvocato Francesco Barbaro), di 36, di Imperia, arrestati l'altro giorno dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria, che hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Federica Bompieri. L'indagine coordinata dal pm Valerio Longi e' durata pochi mesi, avviata dall'esposto firmato in procura dall'ex amministratore dell'azienda, Renato Balduzzi. E' stato lui a raccontare le vicissitudini della «C.P.», dove era approdato proprio attraverso Tricca, indicato come «amministratore di fatto». I due si erano conosciuti nel 2000. All'epoca Balduzzi lavorava come tecnico per la «Alpitel» specializzata in lavori per il settore telefonico; Tricca era titolare della «Cartesiana Progetti srl», ditta che aveva ricevuto svariati subappalti da «Alpitel». Quasi subito, Tricca era riuscito a risucchiarlo nella societa' e tre anni piu' tardi Balduzzi diventava socio al 20 per cento di «Cartesiana Progetti» (e firma fideiussioni per 300 mila euro). Nel 2005, e' spuntata la «C.P.». Balduzzi ha accettato di diventare amministratore e un anno piu' tardi ha firmato una procura che lasciava ampi poteri a Tricca. Da quel momento, «C.P.» e' diventato il bancomat di Tricca. E del socio Bellavita, arrivato nel 2008. «In due anni erano spariti 5 milioni» ha messo a verbale il commercialista di fiducia dei due, interrogato dalla Guardia di Finanza. Soldi definiti «dissennati e ingiustificati trasferimenti da ''C. P.'' a ''Cartesiana''». Il denaro usciva dall'azienda sotto forma di pagamenti legati a fatture per servizi mai ricevuti. «Emettevo fatture senza avere il benestare della societa' destinataria. Bellavita mi diceva di non preoccuparmi» ha testimoniato un'impiegata. Secondo gli inquirenti, Tricca e' riuscito addirittura a farsi pagare due volte le stesse fatture (poco piu' di 450 mila euro) dalle banche. Poi, ci sono i contributi Inps e le tasse non pagate. Per chiarire la questione, era intervenuta anche la Regione, che ad ottobre aveva convocato Bellavita per un incontro con un rappresentante dell'Assessorato alle Politiche Sociali. A quel punto, l'azienda era ormai allo sfascio. Un mese dopo, Balduzzi era in Procura per tentare di limitare i danni. Almeno per se'. Quell'esposto segna l'avvio dell'inchiesta-lampo dei finanzieri. Il materiale sequestrato nelle perquisizioni ha consentito di ricostruire il «dissanguamento» della «C.P.», poi dichiarata fallita il 12 gennaio: il denaro transita nelle casse della «Cartesiana» e viene prelevato da Tricca, titolare di un albergo ella zona di Susa e di svariati immobili. Nel «buco» sono finiti anche i soldi degli ultimi due mesi di stipendio dei 250 dipendenti, oltre ai soldi dei loro tfr. Le intercettazioni telefoniche hanno svelato altri rapporti societari tra «C.P.» e aziende compiacenti. Trascinate nel baratro. Comportamenti che il gip definisce «di indubbia disinvoltura e spregiudicatezza». A sostegno del carcere per Bellavita e degli arresti domiciliari per Tricca.
 
11-03-2010, STAMPA, TORINO, pag.63
GIACOMINO GIANNI
Gavatuss e Rinozen la carica dei medicinali ''made in Venaria'' il caso GIANNI GIACOMINO CIRIE' Si trovano nelle farmacie di 11 Comuni
Anni fa ai vertici dell'Asm, l'Azienda Speciale Multiservizi di Venaria, venne in mente un'idea: perche' non far produrre e distribuire degli integratori di medicinali per contrastare lo strapotere della grande distribuzione? Fatto. Oggi sono sei i prodotti che vengono venduti con il marchio Asm. Si chiamano Gavatuss Sciroppo (in lingua piemontese «toglie la tosse»), Allax compresse per l'intestino, Carbone vegetale, Algox compresse per la gola, Rinozen spray nasale, e Tyndalact fermenti lattici. A questi verranno aggiunte presto delle pomate naturali antidolorifiche e dei dolcificanti a base di aspartame. «Non temiamo l'impatto con i supermercati conferma Mario Corrado, il direttore generale dell'Asm -. Ma ci teniamo ad offrire un servizio sempre piu' completo ed efficiente per i nostri utenti e nel futuro non e' detto che la gamma di prodotti non si possa allargare alla cosmesi». I prodotti sono vendita negli scaffali delle farmacie di Venaria, Borgaro, Mappano, Rivoli, Samone, Roletto, Cavour, Alpignano, PIANEZZA, Pino Torinese e Druento. L'iniziativa dell'Asm e' stata una delle prime in Italia, un esperimento che e' stato poi seguito anche da altre aziende. «Ma gli utenti possono anche comprarli online, collegandosi al nostro sito e prenotando i medicinali in pochi minuti, con due clic sul mouse si entra nel negozio virtuale e, nel giro di pochi secondi, sanno come fare per l'acquisto - continua ancora il direttore dell'Asm che, ogni anno, compera dalle case farmaceutiche circa 16 milioni di euro di prodotti -. Lo abbiamo fatto per dare una mano anche ai nostri clienti, giovani e anziani, che sono impegnati o non possono andare in farmacia». In un prossimo futuro l'Asm mettera' in pista anche la consegna a domicilio dei farmaci per le persone che hanno difficolta' a muoversi, come gli anziani. Non solo. Da quest'anno e' attiva presso le farmacie di Venaria e, a brevissimo, in tutte quelle del gruppo l'Asm card, una «carta memoria» della salute del paziente. «Gli esami effettuati in farmacia possono essere conservati in modo sicuro ed efficiente nella l'Asm card - illustra ancora Corrado - Ad ogni esame effettuato, i dati della pressione sanguigna, del colesterolo, della glicemia, o di altre analisi vengono registrati insieme alla data di effettuazione, cosi' il farmacista puo' sempre avere il quadro completo della salute del paziente».
 
04-03-2010, STAMPA, TORINO, pag.63
''Non cerco vendetta, ma pretendo giustizia'' In breve Inizia il vero processo Dovranno spiegarci le ragioni del crollo che ha ucciso mio figlio e scoprire i responsabili Fortunato Scafidi padre di Vito''In aula voglio guardarli in faccia'' Intervista Il papa' di Vito
Sono soddisfatto. Questo e' il primo laconico commento di Fortunato Scafidi, il papa' di Vito, il ragazzo di 17 anni deceduto nel crollo del controsoffitto della sua aula nel liceo Darwin la mattina del 22 novembre 2008. Fortunato pronuncia la frase poco dopo l'uscita dall'aula di tribunale dove si celebra per il processo per la morte del suo ragazzo. Soddisfatto perche'? «Le indagini preliminari si sono concluse con il rinvio a giudizio di tutte e sette le persone che fino a ieri erano indagate. Ora inizia il vero processo, in cui si dovranno spiegare le ragioni del crollo che ha tolto la vita a mio figlio e qualcuno ne dovra' rispondere». Vi aspettavate questo rinvio a giudizio? «Lo speravamo, anche se la decisione spettava alla magistratura nel cui lavoro noi abbiamo sempre riposto la massima fiducia. Ora, forse, tra quanti sono coinvolti iniziera' il rimpallo delle responsabilita', ma siamo fiduciosi che alla fine la verita' verra' a galla». Andrete a tutte le udienze? «Certo. Pensi che il 22 aprile, quando inizia il processo vero e proprio, ho un'udienza dal giudice di pace per una multa. Andro' a chiedere un rinvio e spero che il giudice capisca la mia motivazione, non posso mancare al processo per l'omicidio di mio figlio». Gli indagati non erano presenti, ma prima o poi dovra' incontrarli, come si comportera'? «Li guardero' dritto negli occhi, di sicuro. Devono essere loro ad avere il coraggio di guardare me. Perche' mio figlio stesso, a 14 anni, aveva scritto che quando si fanno lavori da cui dipende la vita delle persone non si puo' lavorare con superficialita', che i lavori fatti male e lasciati al caso faranno male per sempre». Sperate che sia rapido questo processo, visto che per voi sara' un calvario? «Duri quanto deve durare, basta che vinca la giustizia. Il tempo non ci interessa, noi il 22 novembre abbiamo perso tutto quello che potevamo perdere. Non ci possono togliere piu' nulla». Dopo l'udienza cosa avete fatto? «Siamo andati a trovare Vito al cimitero di PIANEZZA, come facciamo ormai da mesi tutti i giorni. Gli amici ce lo ripetono sempre che Vito e' qui anche ora che le parlo, che e' sempre con noi. Ma li', al camposanto, c'e' lui e noi lo sentiamo piu' vicino».
 
28-01-2010, STAMPA, TORINO, pag.51
Specchio dei tempi - «Profumi non graditi»
Un lettore scrive: «A PIANEZZA una comunicazione firmata dal sindaco e dall'assessore all'Ambiente informa la popolazione che e' stato chiesto un accertamento per l'individuazione dei cattivi odori che obbligano la cittadinanza a convivere con olezzi insopportabili. La richiesta e' volta ad individuare se la provenienza maleodorante provenga dallo stabilimento per il trattamento dell'organico che sorge al confine tra Druento e PIANEZZA, o dall'ampliamento della discarica autorizzato dalla stessa giunta che ora cerca un responsabile. Come e' possibile che una giunta dottoratamente ricca non abbia pensato che il pattume puzza? Bisognava dire no quattro anni fa, quando la richiesta di ampliamento e' stata celata alla popolazione. Sempre sul manifesto si apprende che l'incarico e' volto ad individuare eventuali altri siti che generano cattivi odori. Era sufficiente transitare in tangenziale direzione Aosta, per sospettare che il pattume dirottato da Basse di Stura avrebbe portato tutt'altro che profumo di rose. La comunicazione prosegue dicendo che saranno messe in atto tutte le azioni di contrasto possibili per tutelare i diritti dei cittadini. Basterebbe applicare l'articolo 31 del regolamento di igiene pubblica approvato in Consiglio comunale nel maggio scorso che cita: in caso di impossibilita' tecnica a ridurre le emissioni odorose moleste entro limiti di normale tollerabilita', potra' essere prevista la delocalizzazione dell'attivita'. Se il fetore e' arrivato con l'ammunnezza e, se puzza a gennaio, chissa' a luglio cosa dobbiamo aspettarci». LUIGI MULATERO
 
22-01-2010, STAMPA, TORINO, pag.62
POLEMICA APPROVATO L'ORDINE DEL GIORNO SUL CROLLO AL LICEO PROMOSSO DALLA MINORANZA
Rivoli sara' parte civile nel processo per Vito Dietrofront del Consiglio comunale sul caso Darwin
PATRIZIO ROMANO RIVOLI La retromarcia. Questo il titolo del «film» andato in scena mercoledi' sera in sala consiliare a Rivoli. All'ordine del giorno ben tre mozioni da parte di altrettanti gruppi di minoranza che chiedevano la costituzione di parte civile del Comune nel processo, che si avviera' la prossima settimana, per la morte di Vito Scafidi, il giovane studente di PIANEZZA deceduto il 22 novembre 2008 per il crollo del controsoffitto nella IV G del liceo scientifico Darwin di Rivoli. La maggioranza di centrosinistra era pronta a rispedirle ai mittenti, ferma nella sua intenzione di non costituirsi. Il sindaco Franco Dessi', nell'ottobre scorso, su queste colonne aveva spiegato la scelta: «Pur essendo una strada tecnicamente percorribile, anche se di esito incerto, non riteniamo opportuno percorrerla: sia per il ruolo ricoperto dai soggetti coinvolti nell'indagine sia per le possibili ricadute nei rapporti con gli enti interessati». Insomma, un niet. Poi, quando l'altra sera in Consiglio sono arrivati i genitori di Vito Scafidi, la sorella Paola e Vincenzo Macri', papa' di Andrea, amico di Vito e ferito gravemente nel crollo, le certezze si sono sciolte come neve al sole. Specie dopo gli interventi, pacati ma fermi, di Paola e Vincenzo che hanno chiesto ai consiglieri un atto di civilta' e di solidarieta', al di la' degli schieramenti politici. Discorsi che hanno toccato il cuore dei consiglieri. Sguardi di intesa e il capogruppo del Pd, Paolo De Francia, e' costretto a chiedere una sospensione per discutere con la maggioranza. «Dovevamo bocciare le tre mozioni - afferma un consigliere -, dichiarando che solo a processo finito e colpevoli condannati, avremmo intentato una causa civile per una richiesta di danni economici e di immagine subiti». Invece, dopo 50 minuti, tornano in aula con una richiesta di costituzione di parte civile firmata da tutti e 30 i consiglieri. E il sindaco? «Mi attengo alla volonta' del Consiglio» dice laconico. Retromarcia. L'unico che persevera e' il vicesindaco Avernino Di Croce, che e' anche docente al Darwin. «Penso che dopo aver accertate responsabilita' e colpe sia opportuno fare una causa civile - ribadisce -, prima si rischia solo di ritardare il processo e di ingenerare una caccia alle streghe». Sconcertati i ragazzi del Coordinamento 22 Novembre che assistono. «Quello di Vito non e' un lutto privato, ma della citta' - dice seria Luna Ambrosino -. E non e' una tragica fatalita', come sento ripetere, ma il tragico effetto di edifici costruiti male». Intanto si aspetta ancora la costituzione di parte civile del liceo. «Se lo faremo sara' congiuntamente al Ministero dell'Istruzione - precisa la preside Maria Torelli -, noi da soli non possiamo. Mentre sabato si riunira' il Comitato dei genitori per decidere se costituirsi o meno». E i compagni di Vito? «Non credo lo facciano, ma se si costituiscono i genitori mi sembra sufficiente». Non per Fortunato e Cinzia, che avrebbero voluto vicini gli amici e compagni del figlio, loro che quel mattino del 22 novembre 2008 erano in quell'aula maledetta.
 
09-01-2010, STAMPA, TORINO, pag.51
ALE MON
EMERGENZA RIFIUTI L'AZIENDA TORINESE SBARCA IN BRASILE Amiat sborsera' 27 milioni per la discarica di Pianezza
Ventisette milioni. E' la somma che Amiat, probabilmente tramite un mega-mutuo, sborsera' per comprare la «Cassagna Srl», proprietaria della discarica di PIANEZZA e di un'altra in Brasile. Per la precisione a Natal, area metropolitana di un milione di abitanti e capitale dello stato di Rio Grande do Norte. Ieri Amiat e la societa' Cassagna hanno sottoscritto un memorandum che sancisce la disponibilita' del privato a vendere. Se la «due diligence» dell'acquirente avra' esito positivo, il passaggio di mano potrebbe avvenire in pochi mesi. La discarica di PIANEZZA, dove Amiat scarica i rifiuti di Torino dopo la chiusura di Basse di Stura, funzionera' per 3-4 anni fino all'avvio dell'inceneritore (il cantiere del Gerbido ripartira' a fine mese). La concessione dell'impianto a Natal da parte della «Sereco», societa' brasiliana partecipata al 100% dalla «Cassagna Srl», prevede una durata ventennale (a un ritmo di 1200 tonnellate al giorno). In particolare, rappresenta il trampolino di lancio di Amiat all'estero al netto della presenza in Cile (dove l'azienda torinese gestisce il servizio di raccolta e spazzamento in alcune citta') e una «vetrina» per presentarsi con solide credenziali alle gare internazionali. Due discariche al posto di una, cioe' Basse di Stura. Non certo un dettaglio per un'azienda che punta a emanciparsi dal suo territorio, dotandosi di un patrimonio impiantistico appetibile per un eventuale socio privato. Lo «shopping» viaggia su due livelli: in Italia e all'estero. A proposito: il sindaco di Bacau, in Romania, la settimana prossima incontrera' nella sua visita torinese anche i vertici di Amiat. Sul piatto c'e' la gestione di una fra le piu' grandi discariche europee. Certi appuntamenti non sono frutto del caso.
 
02-01-2010, STAMPA, TORINO, pag.53
IL NUOVO IMPIANTO A Pianezza 1200 tonnellate di spazzatura
Gia' attiva da un paio di settimane, oggi la discarica di Cassagna a PIANEZZA vivra' il suo primo giorno a pieno regime dopo la chiusura definitiva di Basse di Stura. I numeri? «In totale - spiega Diego Cometto, dg di Amiat - dovrebbero arrivare 1200 tonnellate di rifiuti, contro la media di 400 al giorno fin qui registrata quando funzionava anche l'altro impianto. E' tutto pronto, fin da luglio siamo organizzati nel dettaglio». Quanto ai mezzi, saranno 18 i viaggi degli autoarticolati provenienti da Sud e 10 quelli provenienti da Nord, mentre nella giornata lavoreranno circa 80 compattatori, dei quali una quindicina puliranno direttamente nella discarica di PIANEZZA
 
02-01-2010, STAMPA, TORINO, pag.53
Champagne e salame Basse di Stura chiude
GIANNI GIACOMINO Mancano una quarantina di minuti al brindisi di Capodanno. In lontananza si sente il fragore dei primi botti e, in via Germagnano, festeggiano chiassosi i nomadi che sono accampati lungo le rive della Stura. E' a quell'ora, le 23,20 circa, che l'ultimo camioncino ''compattatore'', colmo di immondizia recuperata da un mercato rionale, si affaccia all'ingresso dell'impianto di Basse di Stura. Si ferma sul peso, viene registrato, si arrampica fino al ''fronte rifiuti'', dove scarica la poltiglia di frutta e verdura sotto la potente luce dei riflettori. E' l'ultimo mezzo che e' entrato nella discarica inaugurata 62 anni fa. Adesso la discarica di Basse di Stura e' chiusa davvero. I camion carichi di rifiuti viaggeranno verso localita' Cassagna di PIANEZZA, dove e' stato costruito il Punto Ambiente. «Non abbiamo nemmeno sforato sugli orari, e' ancora il 31 dicembre, la data fissata per lo stop» scherzano alcuni dipendenti dell'Amiat avvolti in pesanti giacconi invernali. Qualche ora prima, alle 15, un centinaio di persone si erano ritrovate davanti ai cancelli dell'impianto di via Germagnano per un brindisi. «I politici hanno mantenuto le promesse, siamo contenti, finalmente si potra' respirare» diceva Nadia Conticelli, vice presidente della Circoscrizione VI. C'erano consiglieri comunali, provinciali, regionali, rappresentanti delle circoscrizioni, del Coordinamento dei Comitati di Torino Nord, l'assessore provinciale all'Ambiente Roberto Ronco e il presidente della Provincia Antonio Saitta. Poi tanti cittadini, quelli che, da sempre, sono stati costretti a convivere con quella collina di rifiuti dove, negli anni, e' finito anche qualche cadavere. Su un tavolino hanno steso una tovaglia bianca con su ricamato ''discarica addio'', sulla quale hanno sistemato salami, formaggio, panini, panettoni e dolci assortiti. A un certo punto sono saltati anche i tappi delle bottiglie di champagne e brachetto. «Abbiamo svuotato le cantine» scherzano i residenti «ma stavolta ne valeva davvero la pena». Gli autisti che entrano ed escono dall'impianto rallentano e guardano incuriositi, qualcuno abbassa il finestrino dei camion e ricambia gli auguri. Per l'ultimo pomeriggio dell'anno le polemiche (quelle scoppiate tra il sindaco Chiamparino e Saitta sul futuro utilizzo della discarica e dei 250 mila metri cubi di sito ancora da usare) vengono accantonate. «L'assessore comunale all'Ambiente Tricarico mi ha telefonato per dirmi che, se non fosse stato fuori citta', sarebbe venuto volentieri puntualizza Paola Bragantini, presidente della V Circoscrizione -. Cosi' anche il vicesindaco Dealessandri». Improvvisamente, quando arriva Paolo Foietta, il direttore di Ato-Rifiuti, parte un lungo applauso. «Se lo merita perche' ha lavorato concretamente per trovare un sito alternativo a Base di Stura» spiega ancora la Bragantini. E questo e' solo l'antipasto della grande festa che sara' organizzata per fine di gennaio. La discarica non morira', tiene a sottolineare Marco Camoletto, il presidente di Amiat: «Adesso inizia il periodo di gestione visto che l'impianto e' ancora in grado di produrre biogas per una quindicina di anni. Poi continueranno le visite guidate alle scolaresche e si comincera' a pensare al futuro, al verde, alle energie alternative».
 

IL XXIX PALIO DIJ SEMNA SAL

IL XXIX PALIO DIJ SEMNA SAL - pianezzesi
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Il palio 2010 di Casorati

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Il palco

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Hanno vinto il palio

Pianezza s'é desta

Pianezza s'é desta - pianezzesi

Il grande faggio primavera 2009

Il grande faggio primavera 2009 - pianezzesi

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