Giovedì 17 giugno 2010, poco dopo il tramonto, si è realizzato un piccolo grande evento musicale nella pieve di San Pietro di Pianezza. Non previsto e per questo autentico.
Un concertino dal titolo “Sonorità classiche alla Pieve” organizzato dagli Amici dell’arte con la partecipazione di Andrea Tedesco al pianoforte e la figlia Fabiola al violino.
Sono stati eseguiti brani di Pergolesi, Kreisler, Sarasate, Wieniawsky e soprattutto del maestro Niccolò Paganini (Cantabile in re maggiore).
L’evento è stata la Pieve con gli affreschi del 1400 di Giacomo Jaquerio.
L’evento è stata la musica che si è diffusa tra le pareti delle antiche navate per poi uscire dai due portoni aperti all’aria fresca della sera ed incontrarsi con l’ultimo canto degli uccelli e mescolarsi al coro della Dora gonfia d’acqua delle piogge di questi giorni.
L’evento sono state le persone uscite la sera per raggiungere quel posto un po’ in disparte ma molto speciale del nostro paese.
L’evento lieto, per Pianezza, è lei. La signorina “buon Ascolto”. 13 anni.
La scena o meglio il presbiterio, è stato tutto per lei.
Ha radunato, con il suo violino, nello stesso luogo, le sante palpitanti del grande pittore, Pergolesi e Paganini e persone amiche contemporanee del terzo millennio.
Ha mescolato la sapienza pittorica con il virtuosismo delle note.
Ha maneggiato l’archetto facendo vibrare le corde dello strumento e quelle dell’anima dei presenti.
Ha presentato ogni brano e ogni autore con spigliatezza e con l’immancabile augurio prima di ogni nuovo bravo.
Ha stupito il pubblico ricevendone calorosi applausi tutti quanti ben meritati.
Ha ricevuto un mazzo di fiori dal suo preside di scuola e l’omaggio dell’autorità.
Ha ringraziato, salutato, riposto il violino ed è tornata a casa con mamma e papà. (18 GIUGNO 2010 - Aldo Giordana)
Lettera agli amici Pianezzesi
Qualcosa di bello, buono e giusto per Pianezza
Cari concittadini,
nella primavera che verrà si svolgeranno le elezioni comunali e si eleggerà una nuova e, speriamo, buona amministrazione. Per prepararci all’appuntamento dovremmo selezionare i futuri candidati sulla base di una semplice regola di trasparenza e di responsabilità: dite ciò che pensate e fate ciò dite. Non sempre i politici si comportano così. La scelta sarà importante per i Pianezzesi perché i cittadini contano sempre meno e direi, se siete d’accordo, non contano più nulla nelle decisioni che riguardano la loro vita e la vita della città. Soltanto un esempio in casa nostra: il Sindaco e la Giunta comunale hanno approvato l’ampliamento della discarica di Cassagna per portare un milione di tonnellate di rifiuti a Pianezza senza neppure informare preventivamente la popolazione e il Consiglio Comunale. Si trattava o no di una decisione importante per la vita dei Pianezzesi?
Oggi tutti dobbiamo riscoprire l’impegno civile di amministrare una comunità che significa prima di tutto attenzione e rispetto delle persone e dell’ambiente e poi, saper costruire, giorno per giorno, una catena di fiducia e di rapporti umani di buona qualità.
Certo, allo stesso tempo si deve agire in modo coerente, puntuale e anche determinato, mettendo in pratica le decisioni condivise per risolvere i problemi di tutti i giorni ma i metodi sbrigativi e compiaciuti del “ci penso io che so come si fa” lasciano sul campo le macerie di decisioni sbagliate o inutili, pasticci e non ultimo errori. Basterebbe ricordare che a Pianezza, per la prima volta, una struttura in cemento armato della scuola Nino Costa deve essere demolita perché realizzata con errori e senza i necessari controlli. E’ soltanto un esempio.
La prossima amministrazione dovrà cambiare il metodo di governare e attrezzarsi con un programma che non sia il solito elenco cattura voti in una gara a chi offre di più per poi essere riposto nel cassetto e dimenticato. Dovrà essere invece un buon programma che risponda ai bisogni dei nostri concittadini e soprattutto dovrà contenere cose buone, giuste e belle.
Proviamo a fare qualche esempio cominciando dalle cose belle. Pianezza ha una storia antica. La sua bellezza è stata riconosciuta da chi è venuto a viverci. Conserva veri e propri tesori come gli affreschi del 1400 di Giacomo Jaquerio della Pieve di San Pietro, oggi praticamente dimenticata. Dopo quasi 600 anni un grande architetto, Oscar Niemeyer ha firmato gli archi di cemento dell’edificio della Fata, oggi faticosamente liberato dall’assedio dei cartelloni pubblicitari. Chi ci ha preceduto ha fatto qualcosa di bello e possiamo farlo anche noi a cominciare dalla cura e valorizzazione degli edifici, dei giardini, delle strade, degli spazi pubblici. E poi bisogna togliere il brutto che è stato aggiunto. Una cosa bella, ad esempio, è la cultura diffusa, un patrimonio per tutti, soprattutto per i giovani, e non soltanto per pochi.
Qualcosa di buono e giusto dobbiamo farlo per le persone che abitano e vivono nella nostra città. C’è chi si trova in difficoltà per la mancanza di lavoro o perché il reddito non è sufficiente per una vita dignitosa. C’è chi ha il problema dell’affitto troppo alto o il mutuo. L’attenzione e la cura deve andare a chi si trova, a causa dell’età, della mancanza di salute, della condizione sociale o di straniero, in una situazione di debolezza e ha bisogno di aiuto. Impegnare le risorse per sostenere e garantire diritti a chi fa più fatica a vivere. E poi qualcosa per l’ambiente sempre più degradato dalle discariche e dal traffico. E ancora la difesa del territorio aggredito dalla cementificazione, oggetto di interessi immobiliari e trasformato, anche dagli amministratori pubblici, in merce di scambio per fare cassa.
Ciascuno di noi deve sentirsi coinvolto. Delegare tutto a qualcuno non risolve il problema. Possiamo ancora contare ma è importante muovere il primo passo. Sì, possiamo fare qualcosa di bello, buono e giusto per la nostra comunità. L’invito del Gruppo “Pianezzesi” è rivolto a tutti coloro che condividono le stesse preoccupazioni e sono disponibili per un impegno civico. In questi anni di turbolenza politica e di confusione dei partiti, il Gruppo è sempre stato aperto alla collaborazione con i cittadini, senza distinzioni, e con il movimento di Civica Piemonte. Ora si tratta di mettere insieme singoli, con o senza tessera di partito in tasca, gruppi e associazioni che sono disponibili per un primo obiettivo: preparare il programma ed un gruppo di persone da candidare per una nuova e buona amministrazione comunale del 2011. E’ un invito rivolto in particolare ai giovani. Non restate alla finestra a guardare ma accettate la sfida, riguarda il vostro futuro. Il gruppo “Pianezzesi” propone a tutti un incontro pubblico per venerdì 10 settembre alle ore 21 presso la sala di via Rosmini.
In attesa di incontrarci usate bene il vostro tempo, anche quello delle vacanze, con suggerimenti, proposte e confronti che potete far giungere a: pianezzesi@alice.it oppure leggere sul sito www.pianezzesi.com
Maggio 2010 - Aldo Giordana - Gruppo Consiliare Indipendente Pianezzesi.
Domenica 23 maggio 2010 è festa grande per gli alpini di Pianezza. C’è l’inaugurazione della nuova sede che coincide con l’ottantesimo compleanno dell’Associazione Nazionale Alpini, gruppo guidato da Franco Vernetti.
Le “penne nere” compaiono fin dal mattino per le vie del paese. Piccoli gruppi intenti a trovar parcheggio e poi a domandare indicazioni per la piazza Vittorio Veneto dove si radunano per l’omaggio ai Caduti.
La cosa che si fa notare è il linguaggio. Molti alpini non parlano italiano. Tra di loro parlano in dialetto. Spesso il piemontese ma anche altri dialetti. Parlano di ritrovi, di come è andata l’ultima volta. Di Bergamo e di altre città. Della lunga attesa, della giornata e del viaggio. Questi sono i discorsi della mattinata. Poi quando tutti sono in piazza la manifestazione prende corpo.
Il cappello è la prima cosa, la più importante. Tutti lo portano. Poi la camicia a quadri. Quasi tutti. E’ la divisa a riposo. Distingue bene i gruppi (sono presenti in 65) e colora lo spazio nella giornata di sole. Il resto è ufficialità. Le autorità civili e quelle militari. La fanfara Montenero in tuta mimetica, donne comprese, i personaggi in costume, Maria Bricca e il Semna Sal, i rappresentanti del Palio, i Brandeburghesi d’altri tempi, anch’essi in divisa e poi ancora divise di diversi colori. Tutti convenuti per festeggiare il gruppo alpini di Pianezza.
Comincia così la festa, con una corona d’alloro ai piedi del monumento ai Caduti per la patria e il ricordo di tutti gli alpini che sono morti in guerra e quelli che non sono più tornati “ a baita” come abbiamo imparato fin da ragazzini dai racconti del sergente nella neve. E qui si capisce qualcosa degli alpini. Quando qualcuno decise di spedirli in Russia per guadagnare qualche merito agli occhi del Fuhrer forse immaginava la solita missione con le invitabili perdite che sarebbero state presto dimenticate. Ed invece no. Dopo 70 anni i compagni di quella guerra non ci sono più ma gli alpini di oggi si trovano ancora per ricordarli. E questa è la terza cosa che fa l’alpino: ricordare.
Dopo lo squillo di tromba, il saluto militare e la mano sul cuore per i civili, segue la sfilata o meglio sarebbe dire la marcia. Il lungo serpentone prende forma dalle parole decise del maestro di cerimonia messo lì un po’ come un cane pastore che impartisce ordini per allineare i gruppi che diligentemente, appena un po’ distratti, cominciano a marciare. Il passo dell’alpino è la quarta cosa che lo fa diverso dagli altri passi. Solo gli alpini marciano come gli alpini.
E marciando arrivano ai giardinetti della Chiesetta della Madonna della Stella perché qui si trova la nuova sede dell’associazione. Un luogo scelto con amore per il proprio paese perché la Madonna della Stella è il luogo forse più amato dai Pianezzesi, se non da tutti, sicuramente da quelli che contano tanti anni di vita a Pianezza. La Madonna della Stella non è soltanto la casa, ormai sbarrata da tempo, dove abita la patrona di Pianezza ma è anche un edificio medioevale con eccezionali affreschi che raccontano la vita della madre del Salvatore. E’ stato un luogo caro al pellegrino, al devoto, a chi domanda con la speranza di essere ascoltato. Questo luogo abbandonato per altre faccende celesti e terrene è adottato dagli alpini per riportare cura e attenzione come da sempre merita. La quinta cosa è saper spendersi per il proprio paese. Gli alpini hanno lavorato parecchio per recuperare il rustico annesso alla chiesetta. 8.000 ore di 50 volontari, 12.000 mattoni spazzolati per bene, 51.000 euro di raccolta per pagare le spese. Tutto volontariato senza costi per la collettività. E’ stato un lavoro fatto con dedizione. In una società in cui la regola è: “si dà per ricevere” è un bel esempio. La sesta cosa che fanno gli alpini è pregare (forse non proprio tutti) e quando si ritrovano in chiesa o davanti all’Onnipotente stanno in piedi senza neppure levarsi il cappello. Pregano con parole loro e partecipano alla santa messa con i gagliardetti e bandiere. L’ultima cosa che fanno gli alpini è portare nel cuore con grande amore il tricolore italiano. Dopo 150 anni dall’unità d’Italia e con i palazzi delle istituzioni occupati da fazzoletti verdi, non è poca cosa.
2 giugno 2010 - Aldo Giordana
SULL’ESEMPLARE GARA PER UN IMPIANTO SPORTIVO E SUGLI ULTIMI GIORNI DELLA SEDE DEL CIRCOLO 1°MAGGIO
Il Circolo 1° Maggio è stata un’associazione che fa parte ormai della storia di Pianezza. Un pezzo di storia scritto con impegno, sacrificio, sudore e forse qualche imprecazione da molti soci che hanno lavorato e messo soldi per costruire e tenere in piedi un circolo ricreativo e popolare. Poi la Storia, anche quella più grande, ha cominciato a scrivere pagine nuove in cui quell’esperienza non ha trovato posto e il circolo è stato chiuso. Aveva fatto il suo tempo. Restava in piedi una struttura tra le vie dei Prati e Maiolo. Il Comune, in virtù di una vecchia convenzione, l’ha riscattata e ne è diventato proprietario. Per un lustro non ha saputo che farsene, c’erano anche problemi amministrativi da chiudere. E’ rimasta lì ad aspettare tra un affitto estivo e l’altro per qualche ballata sudamericana. Per evitare che ortiche ed erbacce ne avessero il definitivo sopravvento, l’amministrazione comunale si è mossa. L’idea era quella di affidare l’edificio e l’area circostante ad una associazione di Pianezza. La destinazione rimaneva pur sempre sportiva ricreativa e quindi la proposta di affidarne la gestione ad una associazione locale sembrava la cosa giusta da fare.
Ora però il Comune, normalmente, si muove sulla base di regole stabilite e conosciute e quindi il primo passo è stato quello di approvare un Regolamento per l’affidamento di impianti e strutture comunali. Il secondo passo è stato quello di decidere a quale associazione affidare la struttura. Un’associazione che avesse due requisiti: senza scopo di lucro e operante sul territorio. La scelta più chiara, trasparente e ovvia è stata di invitare tutti ad una gara per aggiudicare a chi avesse presentato la migliore proposta di gestione. Terzo passo: l’amministrazione decide di chiedere a 60 associazioni e gruppi sportivi di Pianezza se sono interessati alla gara. Invitati praticamente tutti. Risposte: quattro. Dalla maratona di New York si è passati al calciobalilla a quattro. Resta pur sempre in piedi lo spirito sportivo di una gara.
Quarto passo: nonostante lo scarso interesse riscontrato, la Giunta Comunale procede e approva le condizioni del futuro contratto che sono molto chiare: durata nove anni con affitto, a regime, di 10.000 euro annui. L’associazione dovrà costruire, nel primo anno, tre nuovi campi da tennis. Le altre clausole sono ordinaria amministrazione. Partono le quattro lettere che danno il via alla gara. Tre concorrenti restano ai blocchi di partenza. Uno solo si lancia nella corsa che si rivelerà ad ostacoli e recapita al Comune la sua offerta. Purtroppo si tratta di un’offerta non valida perché invece di accettare le condizioni ne pone di sue all’amministrazione comunale. Fine della gara, primo esperimento fallito. Si riprende cambiando le condizioni di partenza. I nove anni del contratto possono diventare venti. Dipende. Da che cosa? Lunga e confusa discussione in Consiglio Comunale per modificare il Regolamento (articolo 7). Conclusione: tutta l’opposizione vota contro e gli assessori competenti (sono due) non riescono neppure a convincere tutti i consiglieri della maggioranza. Due si astengono. Comunque si riparte. L’arbitro riporta in campo i concorrenti. Dovrebbero essere in 60 al nastro di partenza, tutti coloro che sapevano che la durata era di nove e che adesso vengono informati che se investono soldi nella struttura possono gestirla per 20 anni. Nelle gare è la regola del “par condicio” ma non importa. A partire sono soltanto in quattro. Anche questa volta, sembra la stessa azione al replay. Al Comune arriva una sola offerta. Questa volta l’offerta è valida e a valutarla c’è una Commissione di gara la cui nomina è stata contestata perché sarebbe illegittima ma questi sembrano soltanto aspetti di dettaglio. L’offerta c’è ma ancora una volta è accompagnata da una domanda: un contributo di 400.000 euro e 20 anni di contratto. La Commissione si ferma. Non sa cosa fare. Aspetta direttive dalla Giunta Comunale che arrivano nel giro di quindici giorni. Sembra un’inversione di ruoli. Ora ad accettare le condizioni è il Comune.
Durata: 20 anni secondo richiesta. Contributo: da 400.000 richiesto si passa a 300.000 ma non per realizzare tre campi da tennis ma soltanto per due campi scoperti. L’affitto scende da 10.000 a 5.000 euro.
Gara conclusa. Il 14 aprile 2009 cerimonia di premiazione. Podio con unico vincitore e unico partecipante. Dopo qualche tempo si viene a sapere che il vincitore non ha ritirato il premio perché si è presentata una nuova società sportiva, più o meno con le stesso nome.
Il vincitore, dopo tanta fatica, si è accontentato di partecipare all’1% del capitale della nuova società che, senza correre neppure un centimetro della gara, si è portata a casa l’intera posta.
Ma il Consiglio Comunale non aveva deciso in partenza che “il gestore di ogni struttura comunale destinata ad attività sportive, ricreative e culturali sarà scelto dall’Amministrazione Comunale tra le società sportive, le associazioni culturali e di tempo libero, le società cooperative aventi caratteristiche della partecipazione popolare senza scopo di lucro ed operanti sul territorio?
Se doveva finire così allora perché non fare una bella gara decidendo le cose chiare fin dall’inizio ed invitando tutti coloro che avessero interesse compresi quelli che avrebbero potuto costituire una società sportiva anche dopo aver vinto la gara? E ancora: Qual è l’interesse della comunità pianezzese: chi vince o il progetto delle attività da svolgere e le strutture da realizzare? Cosa deve garantire il Comune in termini di trasparenza: una gara vera con tanti partecipanti per scegliere l’offerta migliore o adeguare la gara alle richieste dell’unico partecipante?
Oggi l’amministrazione comunale ha annunciato un’assemblea pubblica per chiarire i termini dell’operazione. Benvenuta l’assemblea se c’è ancora qualcosa da chiarire anche se dalla vicenda che ci è passata sotto gli occhi abbiamo visto già molto. Già è stato anticipato che il nuovo centro avrà il fitness, la palestra e i corsi. Anche una piscina sorgerà al posto dell’attuale area verde. C’è da chiedersi se era proprio necessario spendere soldi pubblici per costruire una seconda piscina quando esiste già la piscina comunale?
Rimane un po’ di malinconia per il vecchio Circolo Primo Maggio che senza un centesimo di denaro pubblico aveva realizzato quanto oggi viene svenduto e cancellato come esperienza sociale e di partecipazione per finanziare lo “sport village”, nuovo tempio dove si entra per i riti dei corpi palestrati e della forma fisica mentre lo sport resterà fuori o in un cantuccio per salvare l’apparenza. (Settembre 2009)GRUPPO CONSILIARE INDIPENDENTEPIANEZZESI - Aldo Giordana
P.S 24.4.2010.: la vicenda è continuata con lo stesso copione. Nell’ultima seduta di Consiglio Comunale è stata ulteriormente modificata la convenzione per consentire alla Società di presentare una fidejusisone che con la precedente convenzione non era in grado di presentare